Sull’ippodromo si muove la politica e si pensa al futuro di Montebello

Dipiazza: «C’è amarezza, ma valuteremo la situazione». Scoccimarro: «La crisi del trotto impone una riflessione»

Ugo Salvini
L'attività a Montebello. Foto Bruni
L'attività a Montebello. Foto Bruni

«Sono molto dispiaciuto per quanto sta accadendo all’ippodromo di Montebello e, come amministrazione, nei prossimi giorni esamineremo con attenzione i dettagli del problema e valuteremo il da farsi».

Il sindaco Roberto Dipiazza sintetizza con queste parole il pensiero del Comune sulla vicenda dell’impianto di piazzale De Gasperi. La struttura, va ricordato, è di proprietà comunale ed è data in gestione alla Nordest Ippodromi spa in base a una concessione che scadrà appena nel 2031.

Il fatto che la società abbia rinunciato al titolo giuridico che le permetteva di organizzare le corse al trotto è solo uno degli aspetti del problema. Certo, la prima conseguenza è che nel 2026 non ci saranno corse a Montebello, ma la concessione, salvo rivoluzioni, rimarrà in essere.

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I box dove sono accuditi i cavalli a Montebello (Bruni)

«Capisco la scelta della Nordest ippodromi nel rinunciare all’allestimento delle riunioni di corse – aggiunge Dipiazza – perché, se i costi per l’attività sono eccessivi, una società di capitali deve tutelarsi. Personalmente condivido l’amarezza di tanti, perché a Montebello ho trascorso bei momenti e ricordo anche la bellezza e la vivacità dell’ippodromo di Padova, che talvolta ho frequentato, però, se in quell’area non dovessero tornare i trottatori, potrebbe sorgere per esempio un grande campo giochi per bambini o una fattoria didattica».

Roberto Pelizzola con moglie e figlio
Roberto Pelizzola con moglie e figlio

Anche l’ippodromo di Padova visse una fase complicata: nel dicembre del 2011 le corse furono sospese per problemi finanziari della società di gestione. Gli sforzi degli appassionati padovani di ippica, dei lavoratori dell’ippodromo e delle autorità politiche locali per riaprire l’impianto diedero però i loro frutti nel 2013. La Regione Veneto, diventata responsabile dell’impianto dopo il fallimento della Fondazione Breda, che aveva la gestione dell’ippodromo, lo affidò a un nuovo soggetto a partire dal settembre del 2013 e l’impianto funziona tutt’ora.

Sull’argomento interviene anche l’assessore Elisa Lodi: «Delle difficoltà della Nordest Ippodromi ho saputo dalle pagine del Piccolo – esordisce – e, a partire dalla prossima settimana, prenderò in esame la situazione, per capire le motivazioni che hanno portato la società a rinunciare all’organizzazione delle corse. Come amministrazione – prosegue Lodi – siamo proprietari della struttura e vogliamo capire come mai si è arrivati a questo punto. In ogni caso – conclude – all’ippodromo lavorano delle persone e ci sono dei cavalli stanziali, che vanno tutelati».

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Foto Bruni Trieste 23.09.25 Ippodromo Trieste e P.le De Gasperi

Anche l’assessore regionale Fabio Scoccimarro manifesta amarezza: «È la prima sensazione – confessa – perché colpisce che un impianto che fa parte della storia di Trieste debba sospendere l’attività. Del resto, il trotto è in crisi ovunque. Da qui però – aggiunge – si impone una riflessione seria su come utilizzare Montebello nel futuro. La Regione ha già messo a disposizione risorse importanti, circa 30 milioni di euro, per progetti di partenariato pubblico privato finalizzati a rivitalizzare l’area. Ovviamente – sottolinea – la scelta dovrà essere condivisa con il Comune: sindaco, giunta e consiglio comunale devono vedere e votare».

Ma anche Scoccimarro ha ricordi personali legati a Montebello: «L’ippodromo non è un luogo qualsiasi, da ragazzo ci ho lavorato mentre studiavo. Fra l’altro, il 15 settembre a Treviso si correrà l’ennesima sfida Friuli Venezia Giulia-Veneto in sulky, e si rinnoverà la rivalità fra me e l’amico Luca Zaia. Come farò a batterlo, com’è spesso accaduto in passato, se non potrò allenarmi e dove faremo la rivincita a Trieste se Montebello chiude?».

Nel frattempo si sta creando un vero e proprio fronte dei proprietari dei cavalli di stanza a Montebello. Dopo la ferma presa di posizione di Enrico Ramazzina, ieri è stata la volta di Roberto Pelizzola, che di cavalli a Montebello ne ha otto. «Noi non ce ne andiamo e, se fossimo costretti a farlo, i cavalli resterebbero qui, con tutte le conseguenze del caso», risponde all’annuncio fatto da Stefano Bovio, presidente della Nordest Ippodromi, che aveva annunciato la volontà di allontanare i cavalli dai box. «Chi di dovere deve ricordarsi che noi proprietari abbiamo investito sull’ippica, perciò bisogna tener conto di tutte le posizioni. I cavalli – conclude Pelizzola – rappresentano un bene e non sono oggetti che si possono accantonare, ma animali che hanno bisogno di assistenza quotidiana. Siamo pronti a resistere». —

 

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