Irrompono in città le processionarie Piano per debellarle

I nidi della processionaria non “addobbano” più solo buona parte dei pini neri del Carso alle spalle di Monfalcone. L’invasione ora si è estesa alle aree verdi comunali e ai giardini privati di Monfalcone. E a essere aggrediti sono tipi diversi di conifere. Basta percorrere via Romana per rendersene conto, anche se a passarsela peggio sono le conifere dell’area verde di via Valentinis. I pini neri sul retro dello spazio riservato agli skater e il campetto di calcio a cinque sono costellati da decine di nidi che in parte pendono sopra il marciapiede di via Boito. La presenza della processionaria si nota anche su alcune delle piante nel giardino comunale all’incrocio tra via Romana e via Colombo. Poco distante, del resto, inizia l’area carsica, dove il parassita sembra avere campo libero e dove negli anni passati si era cercato di intervenire con trappole ai ferormoni e ancora prima con tagli dei rami infestati.
Se per il Carso la linea adottata ora è quella di lasciare che la natura faccia il proprio corso, constatato che le piante mettono in atto dei meccanismi difensivi per non soccombere al parassita, per le aree pubbliche il discorso è diverso. Sono frequentate da bambini e da cani, per i quali le larve della processionaria possono risultare letali. Gli esperti consigliano di stare lontano dagli alberi infetti, e questo vale soprattutto per coloro che soffrono di allergie. Nel caso in cui ci si dovesse imbattere nella processionaria, l’importante è non toccarle perché urticanti. Serve soprattutto fare attenzione agli animali, perché, spinti dalla loro curiosità, possono addirittura mangiare qualche insetto, con pericolo di morire soffocati. Ecco perché, anche rispondendo all’obbligo dettato dal decreto ministeriale del 30 ottobre del 2007 di eliminare i nidi della processionaria del pino, la Traumatocampa (Thaumetopoea) pityocampa, presenti nelle aree urbane, il Comune di Monfalcone, come peraltro gli scorsi anni, si è attivato per mettere in atto delle azioni di contrasto prima della migrazione delle larve.
Questa volta l’ente, proprietario di circa 200 piante di pino nero, in buona parte “infettate”, ha deciso di sperimentare un trattamento alternativo alla rimozione meccanica dei rami su cui sono presenti i nidi e che in ogni caso sarà praticata pure quest’anno. Solo su dieci piante, visto anche il costo del trattamento (1.100 euro Iva inclusa), si è deciso di tentare l’endoterapia, cioè un trattamento fitosanitario eseguito attraverso l’immissione di sostanze ad azione insetticida direttamente all’interno del sistema vascolare della pianta, che determinano la morte delle larve presenti, oltre a esplicare un’azione di protezione contro i patogeni per circa 5 anni. Si tratta di un trattamento di prova su un numero limitato di piante in modo da valutarne l’efficacia e persistenza e quindi di arrivare a un eventuale economia di spesa nel caso in cui il metodo possa sostituire le attuali pratiche meccaniche-manuali, che vanno ripetute ogni anno con costi di alcune migliaia di euro. Per l’intervento di bonifica, affidato a personale formato, che riguarderà le piante infettate tra le 190 non sottoposte alla cura sperimentale e sarà effettuato da Città Solidale, il Comune ha previsto di spendere comunque attorno ai 2.300 euro.
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