«Italiani spina dorsale dell’Onu in Mozambico»

A vent’anni dall’operazione Albatros, una riflessione sul Mozambico di ieri e quello di oggi: questo il tema della conferenza geopolitica organizzata ieri a Trieste, al Circolo ufficiali dell’esercito, nell’ambito del ciclo di incontri “Una finestra sul mondo”. Nel 1992, al termine di una guerriglia durata 17 anni, furono siglati gli accordi di pace tra il Governo del Mozambico e la Resistenza Nazionale Mozambicana, i quali diedero avvio al processo di pacificazione con l’operazione delle Nazioni Unite Onumoz (United Nations Operations in Mozambique) ad opera di un contingente multinazionale. L’Italia partecipò con le brigate Taurinense da Torino e Julia da Udine, guidate dal comandante triestino Silvio Mazzaroli, assumendo il ruolo di forza di riferimento. Dopo i saluti del Comandante Piovera, capo del distaccamento della brigata Julia in Mozambico e di Fabio Ortolani, presidente dell’Associazione nazionale alpini di Trieste, l’ospite principale, Silvio Mazzaroli, ha raccontato il Mozambico di ieri: un luogo devastato da decenni di guerra fredda con 1 milione di morti, 6 milioni tra fuoriusciti e sfollati e la totale distruzione dell’apparato produttivo. L’operazione di pace vide la partecipazione di 24 paesi che tra ‘93 e ‘95 riuscirono a garantire la distribuzione degli aiuti, smobilitare centomila tra soldati e gruppi armati irregolari, favorire la nascita di un nuovo governo e un nuovo esercito mozambichese e assicurare il ritiro degli occupanti stranieri. Nell’ottobre 1994 regolari elezioni hanno consentito la rinascita del paese, mentre l’operazione Onu ritirava tutti i suoi contingenti al 31 gennaio. La partecipazione italiana ha visto alternarsi 5000 volontari di leva, con un contributo logistico, operativo e sanitario efficientissimo che ha reso la riuscita di Onumoz, unica operazione Onu coronata da successo a oggi, un successo italiano: «Il nostro contingente ne è stato la spina dorsale - ha commentato Mazzaroli - Albatros è stata tale da radicare un forte sentimento di solidarietà nelle genti locali per l’umanità dimostrata vent’anni fa e per il recente contributo degli alpini con un collegio per ragazze, un centro nutrizionale per bambini e un istituto di alfabetizzazione». Dopo vent’anni, il Mozambico è ancora esempio di riappacificazione e ricostruzione. Con una democrazia multipartitica e una nuova costituzione è oggi un paese senza animosità tribali etniche e religiose né avventurieri della finanza e dell’economia.
Vanessa Maggi
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