Kosovo e Serbia al tavolo per un’intesa entro il 2019

Dopo tre mesi di stasi è ricominciato il dialogo al massimo tra il presidente Hashim Thaci e il suo omologo serbo Aleksandar Vučić, “facilitato” dalla Ue in veste di mediatore

BRUXELLES. Un passo avanti importante, perché – sebbene senza che si siano raggiunte al momento intese concrete – le parti hanno quantomeno ricominciato a parlarsi. Il passo è quello compiuto ieri a Bruxelles, dove dopo tre mesi di stasi è ricominciato il dialogo al massimo livello fra Serbia e Kosovo - quello cioè tra il presidente Hashim Thaci e il suo omologo serbo Aleksandar Vučić - “facilitato” dalla Ue in veste di mediatore.

Pochissimo è trapelato sul contenuto dei colloqui, che si sono protratti per ore, con la Ue che si è limitata a informare che l’Alto Rappresentante agli Esteri, Federica Mogherini, ha avuto «discussioni intense e produttive» assieme ai due leader balcanici, nell’ottica del raggiungimento di «un accordo comprensivo sulla normalizzazione dei rapporti tra le due parti». Parti che, ha rilevato l’Ue in una nota, hanno soprattutto concordato di «intensificare il lavoro nelle prossime settimane».

Alcune pietre miliari sono state comunque poste nel nuovo round negoziale, fattori importanti anche «per i serbi in Kosovo», come ha assicurato da parte sua Vučić alla Televisione serba. È stato stabilito, ad esempio, che «tutti i problemi che abbiamo vanno risolti in modo pacifico», ha spiegato. L’obiettivo primario da tenere in mente, ha ribadito Vučić, rimane però quello di raggiungere un compromesso accettabile, che dovrà comunque essere valutato dagli elettori serbi prima di un sì definitivo: probabilmente una posizione da esprimere attraverso un referendum, ha fatto capire il presidente serbo.

«Non è stato un meeting facile», ha ammesso invece Thaci, ricordando però che si tratta di un fatto comprensibile dal momento che in ballo c’è il riuscire ad appianare problemi secolari, e che in questo contesto non c’è una «soluzione magica». Thaci ha ribadito che sarebbe adesso il momento giusto per trovare una soluzione definitiva - da raggiungere magari entro il marzo dell’anno prossimo – così da «non rimanere ostaggi del passato, guardando ai benefici per il futuro del Paese e dei nostri cittadini».

Meno ottimista si è mostrato il ministro degli Esteri Ivica Dačić, presente anch’egli a Bruxelles. Le posizioni di Serbia e Kosovo «rimangono ancora molto distanti» ha spiegato Dačić, assicurando che bisogna trovare «una soluzione a lungo termine», che risulta fondamentale anche per «la stabilità regionale e il progresso economico». Il ministro degli Esteri ha inoltre assicurato che la Serbia rimane ferma nella sua posizione del sì al dialogo, sulla base di «un compromesso» che, secondo Dačić, la controparte invece non vorrebbe. «Noi attendiamo che Pristina comprenda che la questione Kosovo non è risolta». E che una soluzione non può essere quella di imporre «ultimatum» affinché Belgrado «riconosca l’indipendenza unilateralmente dichiarata da Pristina». (st.g.)
 

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