La battaglia sull’Isonzo nel mirino della Digos

La lite sulla segnaletica storica legata al fiume non si ferma e apre un dibattito Il sindaco Tomasinsig: «Serve un cambio di mentalità, non di cartellonistica»
Bumbaca Gorizia 18.06.18 sagrado tabella Isonzo fiume sacro alla Patria © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 18.06.18 sagrado tabella Isonzo fiume sacro alla Patria © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA D’ISONZO. Anche gli uomini della Digos si sono precauzionalmente interessati alla nuova puntata dell’infinita vicenda dell’Isonzo “conteso” fra patrioti ed europeisti. Come noto, nei giorni scorsi mani ignote avevano nuovamente provveduto a coprire con un’etichetta adesiva, all’altezza della passerella fra Gradisca e la frazione sagradina di Sdraussina, la dicitura “Fiume Sacro ai Popoli d’Europa”, riportando invece quella di “Fiume Sacro alla Patria” visibile per esempio nel territorio di Gorizia o, per cambiare regione, lungo il Piave. Un atto (il terzo in un anno fra Gradisca, Sagrado e San Canzian) che, al di là dei suoi eventuali risvolti giudiziari, in queste ore ha decisamente fatto discutere e diviso i sostenitori dell’una o dell’altra posizione.

Ma ricostruiamo la vicenda nel dettaglio, partendo dall’aiuto del cavalier Antonio Boscolo, sagradino, referente della Cri e consigliere provinciale del’Unci, l’Unione dei Cavalieri d’Italia. Fu lui a proporre per primo l’apposizione di una cartellonistica che onorasse i caduti nei comuni bagnati dall’Isonzo. Ma mai si sarebbe aspettato un simile bailamme di dispetti e polemiche. «L’idea mi è venuta percorrendo in treno i comuni lungo il Piave, dove un’apposita segnaletica celebra la sacralità della memoria di quel fiume – premette – e così ho proposto all’allora giunta Pian, a Sagrado, l’utilizzo di una cartellonistica recante la dicitura di fiume “Sacro alla Patria”. La reazione è stata entusiastica e ho ricevuto massimo supporto ad andare avanti, col coinvolgimento di altri comuni». Ed è a Gradisca che la vicenda ha preso una piega differente. «Ricordo che l’assessore alla Cultura Enzo Boscarol mi pose una domanda: “Iniziativa lodevole – mi disse – ma sacro a quale patria?”. Rimasi spiazzato, in senso positivo: solo allora realizzai che i miei nonni erano stati contrapposti nella Prima guerra mondiale, indossando due divise differenti. Questa è la storia del nostro territorio e non ho avuto nulla da eccepire».

A quel punto i comuni promotori dell’iniziativa – San Canzian capofila, Gradisca, Sagrado e Fiumicello – hanno lavorato congiuntamente per giungere alla dicitura “Fiume Sacro ai Popoli d’Europa” per ricordare il sangue versato da centinaia di migliaia di soldati, dell’esercito italiano e austroungarico nel primo conflitto. C’è chi ha dimostrato di non gradire. «Sono dispiaciuto – afferma Boscolo –. Credo si sia trattato di una scelta di buonsenso, che voleva unire e non certo dividere. Tant’è vero che l’ho sposata. Non sta a me dire se si debba trovare una soluzione per riportare sui cartelli entrambe le diciture, senza offendere nessuno. Già che se ne parli, a mio avviso, è un buon segno. Di certo 70 anni di Europa ci hanno garantito la pace e questo non va dimenticato».

Anche a Gradisca e Sagrado i due primi cittadini reagiscono alla contesa. Molto ferma Linda Tomasinsig: «La dicitura “Sacro ai Popoli d’Europa” è stata scelta congiuntamente da quattro comuni nell’assoluta convinzione che si trattasse di un gesto volto a riconciliare la memoria, non certo a rinfocolare contrapposizioni – afferma –. Isonzo e Carso hanno visto troppi giovani caduti, appartenenti a diversi popoli europei: e quello oggi è il contesto in cui viviamo. Servirebbe un cambio di mentalità, non certo di cartellonistica: altrimenti un secolo è trascorso per nulla. Mi auguro che solo una esigua minoranza possa non aver compreso il senso di questo gesto». Concorda il suo collega sagradino Marco Vittori: «Credo che la dicitura “Sacro ai Popoli d’Europa” aggiunga qualcosa anziché togliere. È un fiume che fisicamente, come anche idealmente, travalica i confini, favorendo reciproca comprensione e tolleranza. Rimanere ancorati a certe divisioni non ha senso». E sulla vicenda interviene anche Paolo Sluga, presidente provinciale Unuci, l’Unione ufficiali in congedo impropriamente tirati in ballo nella questione: «La mia opinione personale è che il doppio cartello risolverebbe salomonicamente la disputa. Se ci chiedessero un apporto, sarei pronto a parlarne col mio direttivo per dare una mano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo