«La bora? Evento normale L’Ater deve risarcirla»

Questa la motivazione della sentenza emessa dal giudice di pace Pandolfelli che obbliga l’Istituto a pagare i danni provocati dalla caduta di una tegola
Di Corrado Barbacini
Lasorte Trieste 12/02/12 - Maltempo, Bora, Viale D'Annunzio, Danni
Lasorte Trieste 12/02/12 - Maltempo, Bora, Viale D'Annunzio, Danni

La data è quella del 7 febbraio 2012, un giorno in cui erano stati più di trenta gli anziani feriti per il vento di bora che soffiava a oltre 150 chilometri all’ora.

Era volata una tegola, una delle tante sollevate e scagliate con violenza contro le auto. Quel coppo caduto dal tetto della casa dell’Ater al numero 11 di viale D’Annunzio a Muggia, aveva colpito e distrutto il lunotto posteriore di una Honda Civic che era parcheggiata regolarmente lungo la strada. Nadia Vaclik la proprietaria della vettura aveva chiesto all’Ater il pagamento dei danni subiti. Esattamente 725 euro. Ma dopo la risposta negativa dell’Ente (che parlava di evento eccezionale e imprevedibile)si è rivolta al giudice di pace Francesco Pandolfelli che nella sentenza depositata nei giorni scorsi ha accolto l’istanza, condannando l’Ater a pagare. Ma il giudice di pace soprattutto ha rilevato un principio giuridico che fino ai giorni scorsi era molte volte stato disatteso che potrebbe valere per molte simili situazioni riferite alla bora. La danneggiata era assistita dagli avvocati Gabrio Laurini e Giuseppe La Licata. L’Ater, citata nella persona del direttore, Giorgio Ceria dall’avvocato Cinzia Torre.

Scrive Pandolfelli nella motivazione: «Si può affermare che un evento naturale sia pure di particolare intensità non è sufficiente a integrare la prova liberatoria (della mancanza di responsabilità del proprietario dell’immobile, ndr) in quanto è necessario dimostrare da parte del proprietario stesso l’adozione degli accorgimenti tecnici costruttivi necessari per fronteggiare gli eventi naturali tipici del luogo specifico». In sintesi dal momento che a Trieste ogni anno ci sono situazioni di maltempo con bora, il proprietario della casa deve adottare tutti gli accorgimenti per evitare di provocare danni perché non si può parlare di evento fortuito.

Scrive ancora Pandolfelli che «deve verificarsi l’eccezionalità dell’evento naturale». Insomma quanto accaduto deve essere assolutamente imprevedibile. Questo è il punto nodale: la città di Trieste è inserita nel decreto ministeriale del 16 gennaio 1996 come «come zona geografica particolarmente ventosa». Pertanto la normativa indica che devono essere «predisposti - sono sempre parole di Pandolfelli - sistemi si sicurezza specifici per le coperture in tegole al fine di prevenire i virtici del vento e assicurare la stabilità dell’intera superficie della copertura stessa, dovendosi ritenere insufficienti (come nel caso dello stabile di via D’Annunzio a Muggia, ndr) i sistemi di fissaggio delle tegole mediante schiua poliuretanica o malta». Se il proprietario non lo fa è lui che rischia in caso di bora.

Ma il giudice di pace va oltre. E indica - proprio per prevenire i danni - come si può fare. Spiega che bisogna utilizzare particolari ganci ferma tegola in ottemperanza alle linee guida del Deutshes Insitut fur Normung. Osserva in proposito Pandolfelli: «Nella zona di Trieste il mancato utilizzo di tale sistema supplementare di fissaggio dei coppi deve intendersi come mancato adeguamento dell’edificio alle specifiche esigenze del contesto ambientale di Trieste». E parla di imprudenza se non si adottano misure di cautela idonee a prevenire il danno.

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