La burocrazia spinge i pescatori a rinviare la vendita diretta

Dopo la bora, ecco la burocrazia. Non decolla, per ora, il progetto dei pescatori triestini di iniziare la vendita al dettaglio del loro pescato sul molo Venezia. Dapprima ci ha pensato il forte vento di questi giorni, limitando le uscite in golfo, a frenare l’iniziativa dei pescatori locali. In sostanza, se si pesca poco o niente perché c’è mare grosso, la possibilità di vendere al dettaglio si vanifica. Poi, ed è la mazzata più forte, è stata recapitata a Guido Doz, uno degli artefici del progetto, una lettera inviata dal servizio di “Veterinaria alimentare” dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste (Asuits) che impone una serie di regole da rispettare e di attrezzature da predisporre per poter procedere alla vendita diretta. «Pensavamo che l’iter fosse più semplice - spiega Doz, piuttosto contrariato da questo inatteso alt - invece ci troviamo al cospetto di una serie di imposizioni molto dettagliate, che ci obbligano a rinviare la partenza di questo nuovo servizio, a nostro avviso, tutto a favore dei consumatori».
In realtà Doz e i suoi collaboratori avevano studiato con attenzione le normative nazionali e internazionali che permettono in tutta Europa ai pescatori di vendere direttamente quanto raccolto in mare nel corso della notte. Le leggi prevedono una serie di regole che devono essere rispettate perché da un lato bisogna garantire la pulizia dei punti vendita, in questo caso le barche, dall’altro è indispensabile che i potenziali consumatori siano garantiti come se entrassero in un qualsiasi negozio che propone generi alimentari. «Eravamo sicuri di aver pensato a tutto - riprende Doz - ed ecco invece arrivare questo documento che ci impone di predisporre un piano di autocontrollo, che prevede da parte nostra la dichiarazione di rispetto della buona prassi igienica, di fissare sulle barche sulle quali si effettuerà la vendita appositi tendalini, sia in alto sia ai lati, per evitare che i raggi del sole possano agire direttamente sul pescato. Poi - continua Doz - ci è stato detto che è obbligatorio comperare bilance in base a quanto stabilito dall’Ufficio metrico della Camera di commercio e che i nostri addetti, che si occuperanno della vendita, devono preventivamente frequentare corsi di formazione. Siamo perfettamente consapevoli - osserva Doz, che è il responsabile locale dell’Associazione generale cooperative italiane (Agci) - dell’utilità di queste norme, perché venderemo prodotti alimentari ed è importante che tutto sia fatto a regola d’arte. Dispiace però scoprirlo solo alla vigilia della data che avevamo fissato per cominciare».
«Abbiamo semplicemente inviato agli interessati - spiega dall’altra parte Paola Devescovi, dirigente veterinaria dell’Asuits - un formulario da riempire come prevedono le norme relativamente alla vendita diretta di generi alimentari, in questo caso i pesci». Devescovi fa alcuni esempi: «È necessario che esista, a bordo delle barche deputate alla vendita, un serbatoio di acqua potabile che permetta agli addetti alla vendita di lavarsi le mani, che utilizzino appositi guanti - aggiunge -, che fissino i tendalini, del resto previsti per legge anche per le barche che praticano solo la pesca. Il problema - precisa - non sono solo i raggi del sole ma anche le deiezioni degli uccelli in volo. È poi indispensabile che i banconi per la vendita siano in acciaio, lavabili e disinfettabili, che ci sia ghiaccio sufficiente per assicurare, soprattutto nei mesi estivi - prosegue Devescovi -, che il pescato sia conservato alla temperatura prevista». La dirigente veterinaria vuole anche sgombrare il campo da qualsiasi equivoco: «Tengo a precisare - sottolinea - che a novembre, per esempio, abbiamo effettuato controlli su barche che effettuano la vendita diretta in un altro punto del litorale e abbiamo trovato alcune carenze. Ebbene - conclude - non abbiamo comminato sanzioni, ma soltanto invitato i pescatori a provvedere, stabilendo una scadenza temporale. Se al prossimo controllo verificassimo una recidività allora sì scatterebbero le multe, ma solo in quel momento».
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