La cabinovia divide la città Il no verso le 17 mila firme Spunta anche un comitato

Cresce il fronte degli oppositori al progetto dopo la “tre giorni” in Porto vecchio Un gruppo di residenti di strada del Friuli si organizza e scrive una lettera aperta
Lilli Goriup



Il dibattito sulla cabinovia continua a tenere banco. Da un lato cresce il fronte d’opposizione: in strada del Friuli sta nascendo un apposito comitato di residenti. Nel frattempo viaggia verso le 17 mila firme la petizione su change.org “Trieste ha voglia di tram, non di ovovia”. Il consigliere comunale e regionale del Pd, ex candidato sindaco alle elezioni d’autunno Francesco Russo, annuncia a sua volta che a gennaio lancerà il promesso referendum cittadino sull’ovovia.

Dall’altro lato il presidente della Commissione Lavori pubblici del Consiglio comunale, il forzista Michele Babuder, invita invece a non giudicare l’opera in maniera aprioristica e ribadisce la propria disponibilità al confronto con la cittadinanza (si leggano le interviste qui accanto).

Veniamo al costituendo comitato, che dietro ha alcune famiglie residenti appunto nelle zone interessate dal progetto. Dopo il convegno di tre giorni organizzato dal Comune in Porto vecchio, hanno attivato un indirizzo mail (nocabinovia.ts@gmail. com) dove chiunque può chiedere informazioni e inviare testimonianze. Elena Declich, una delle promotrici, spiega che l’iniziativa nasce dalla constatazione che la popolazione non sa molto dell’argomento. Di qui il tentativo di entrare in contatto con il vicinato e iniziare a fare “massa critica”, rivolgendosi anche a chi non è della zona. Questo gruppo di cittadini ha inoltre scritto una lettera aperta, di cui pubblichiamo alcuni stralci. Declich sottolinea che si tratta di iniziative spontanee, dal basso, prive di un cappello politico.

«Il clima del convegno è stato autoreferenziale», si legge nella lettera: «Il progetto presenta criticità. Innanzitutto sembra una proposta poco appetibile per turisti, lavoratori e studenti diretti verso il centro. Si è parlato poi di impatto ambientale e inquinamento acustico ridotti. Ma quale sarà l’esatta ubicazione dei sette piloni inseriti nel terreno individuato a sostegno in salita verso Campo Romano? Il Faro della Vittoria è un monumento nazionale. I piloni gareggerebbero con lui in grandezza e richiederebbero l’abbattimento di cedri secolari che si trovano lì sotto». E ancora: «Non si sono affrontati gli aspetti geologici e idrogeologici da Bovedo a Opicina, dove è presente flysch spesso degradato. La zona prossima al Faro è instabile. In strada del Friuli, all’altezza del civico 116, nel 2021 è crollato il muro di contenimento del versante a valle di via Braidotti. Negli anni passati, in via dei Righetti, ci fu un gravoso cedimento e tutta strada del Friuli, fino al colle di Contovello, è da sempre soggetta a smottamenti del terreno. Il tratto di ciglione carsico da Monfalcone a Trieste è considerato uno dei più problematici dell’intera rete ferroviaria italiana, quanto a stabilità».

Timori anche per quanto riguarda impatto acustico e diboscamento: «I piloni, alti anche 20 metri, richiederebbero il diboscamento di diversi ettari di verde. I passaggi sugli snodi dei piloni difficilmente sarebbero silenziosi. Inoltre, nei pressi del civico 169, è presente un corso d’acqua, il classico “patok”, vincolato da norme ambientali. Risalendo il colle di Monteradio, nei pressi della fascia interessata dal tracciato, si estende Bosco Bovedo con il suo caratteristico stagno anch’esso soggetto a vincolo». Alle voci critiche ora si aggiunge così anche quella di questo gruppo di residenti. Intanto la petizione (lanciata un anno fa da Fiab, Tryeste, Legambiente, Bora.La, Spiz, Cammina Trieste, Aidia, Zeno, Fridays For Future e Uisp Fvg) non si è fermata. E pure ieri ha raccolto delle nuove firme: ora sono oltre 16.800. —



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