La Corbatto in scena a Ronchi per il dialetto

Il progetto è portare il bisiaco per salvarlo in tutto il territorio. Rivivono Lisa Taliana e Bepo Canat

STARANZANO. Non si ferma la compagnia teatrale Lucio Corbatto di Staranzano con il progetto di divulgazione del dialetto in tutta la Bisiacaria. L’altra sera è stata protagonista “in trasferta” nella sede dell’Associazione Culturale Bisiaca a Ronchi dei Legionari, di un incontro di intrattenimento che ha riproposto due piacevolissime e divertenti letture a leggio scritte da Sergio Cucut, fondatore, regista e vera e propria anima del gruppo. L’incontro, intitolato “Moment Bisiàc” e inserito nel calendario degli eventi promossi in occasione del quarantesimo anniversario di fondazione della compagnia, ha riscosso una notevole partecipazione di persone che, nel corso delle letture, hanno espresso il loro consenso con numerosissime risate sfociate infine in due lunghi e meritati applausi. Soddisfazione e compiacimento per il riuscito incontro e per le brillanti interpretazioni sono stati espressi dal presidente dell’Associazione Culturale Bisiaca Ivan Portelli, il quale si è congratulato con l’autore, gli attori e la presidente della compagnia Annalisa Buffa. La prima lettura, intitolata “Gavarse i passarati” e impersonata dagli esilaranti attori Tiziano Matcovich e Raffaella Buffa, ha ridato vita a due caratteristici personaggi staranzanesi realmente vissuti in passato e che in paese molte persone ricordano ancora: si tratta di “Lisa Taliana”, ben nota un tempo, donna dotata di una parlantina particolarmente sciolta e pungente, e di “Bepo Canat”, uomo autoritario e dal temperamento molto forte. Nel loro simpatico colloquio i due personaggi, incontratisi casualmente, trasformano ben presto il loro incontro in un divertente ed articolato battibecco nel corso del quale fanno riemergere alcune singolari vicende realmente accadute nella Staranzano di allora riuscendo nel contempo a coinvolgere tutti i presenti con la loro tipica e schietta parlata dialettale. La seconda lettura, intitolata “Vèci’nbanbinidi”, è stata impersonata invece con talento dagli attori William Canciani e Luisa Seculin che hanno intrattenuto il pubblico riproponendo lo spassoso dialogo fra Abelardo e Sinforosa, ovvero una coppia di anziani coniugi staranzanesi, anch’essi realmente esistiti, e all’epoca del fatto, entrambi ormai vittime di alcuni evidenti vuoti di memoria dovuti alla loro età avanzata. In perenne contrasto, finiscono per incentrare la loro conversazione su di una lettera ricevuta tre anni prima dalla loro unica ed apparentemente amatissima figlia Letizia che loro stessi hanno cacciato da casa ben tredici anni prima. Il tutto condito da uno spiccato e genuino senso dell’umorismo riportando in luce anche numerose espressioni ed antichi modi di dire oggi in disuso. (ci. vi.)

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