LA CULTURA DELLA LEGALITÀ

Cronache d'agosto. Subito scarcerato un ubriaco che ha ucciso una sedicenne a Pinerolo, già in precedenza gli era stata ritirata la patente per ubriachezza. Scarcerato, ma poi arrestato di nuovo assieme a un complice (è dovuto intervenire il ministro della Giustizia!) un pastore incendiario della zona di Fondi, in provincia di Latina. Un'area in cui da due mesi, come ogni anno e come in molte altre zone del Paese, boschi e prati sono incendiati dai pastori per far crescere poi più rigogliosa l'erba e allargare i propri pascoli. Sempre a Fondi, in questi stessi giorni, è stata posta sotto sequestro la villa del senatore Fazzone, esponente di spicco di Forza Italia, già presidente del Consiglio regionale del Lazio: la villa era stata oggetto di indagine già qualche anno fa, avrebbe dovuto essere la struttura di servizio di un'azienda agricola.


Si è poi scoperto, sempre in questi giorni, che uno sportivo impertinente e geniale, scanzonato e simpatico come Valentino Rossi è partecipe anche lui della squallore nazionale della evasione fiscale. Un'evasione ostentata, come è ostentata quella di un altro campione di motociclismo, Loris Capirossi, già in precedenza nei guai per le tasse. Molti tifosi di Valentino Rossi, riferiscono i giornali, ne hanno preso le difese via internet. A completare il quadro un sacerdote famoso, don Gelmini, di fronte alle accuse che gli sono state rivolte non pensa che l'unica cosa da fare sia correre subito dai giudici per dar loro tutte le prove della propria innocenza: no, preferisce tuonare contro la lobby ebraica (poi dice d'essersi sbagliato con i massoni) e contro i giudici radical-chic (ma chi sono?), vanta solidarietà di leader politici e insulta chi non la pensa come lui.


È davvero lontana la "Domenica di agosto" di un film bonaccione del 1950, con Ave Ninchi e Franco Interlenghi: l'Italia è cambiata, certo, ma c'è ancora da capire in quale direzione. Ce lo ricordano anche le cento e più famiglie di Falconara, in provincia di Ancona, che da 35 anni trascorrono vacanze abusive in garage di lamiera all'ombra di una raffineria e sulle sponde di un inquinatissimo lembo di mare, alla foce del fiume Esino. Alle finestre non mancano gerani: di plastica, ha spiegato una signora, perché l'aria di mare non li rovini. Per i bambini, nessun pericolo: aiuta anche qui la plastica, questa volta delle piscine. È una storia iniziata nel 1972 ed è andata avanti da allora. Mescolati assieme, questi diversissimi fatti di cronaca ci fanno capire che il rimedio è più semplice e al tempo stesso più complesso dell'inasprimento di pene che quasi tutti hanno invocato.


Più semplice, perché basterebbe applicare elementari norme già esistenti. Perché mai i controlli sui tassi etilici dei guidatori sono molto più severi appena varchiamo i nostri confini? E perché leader politici e persone in vista, nello sport o nello spettacolo, possono ritenere - e forse non sempre a torto - che viga per loro uno statuto speciale? Per gli incendi nelle zone di pascolo la legge che permetterebbe di disincentivarli fortemente esiste ma è probabilmente la più disattesa d'Italia (il che è un bel record): i comuni sarebbero infatti tenuti a censire i terreni incendiati, sui quali non si può poi pascolare per alcuni anni pena salatissime multe. Quasi nessun comune lo fa.


Ovviamente sarebbe semplicissimo individuare e multare severamente i pastori che infrangono il divieto, beneficiando così del dolo (non occorrerebbe l'intervento di un ministro!), mentre cogliere sul fatto un incendiario è molto più difficile. Dal canto suo la televisione ha pensato bene di mostrare i semplicissimi strumenti usati per ritardare l'inizio dell'incendio e permettere al responsabile di eclissarsi. Un bel servizio all' informazione, non c'è che dire: come se non bastassero gli imitatori che già ci sono per tutte le pessime cose di questo Paese.


Al lume di un elementare buon senso, appare chiaro che una normale, quotidiana cultura della legalità porrebbe argini robusti a queste e ad altre derive, ma proprio questo è quel che manca: questo è il nodo che sta dietro grandi e piccole tragedie della nazione. E allora le cronache di questo strano agosto ci appaiono solo la metafora estiva di un Paese realmente malato. Alimentano pessimismo e sfiducia proprio perché dietro i singoli colpevoli, così come dietro le carenze dei tutori della legge e dei legislatori, sembra profilarsi una più generale responsabilità collettiva. E con questo nodo il Paese evita di misurarsi ormai da decenni.

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