La Democrazia cristiana candida l’avvocato Dibari

Alla fine moriremo democristiani. Mancava il tredicesimo candidato sindaco a Trieste. E così ci ha pensato la Democrazia cristiana ad aggiungere un altro posto al tavolo delle amministrative del 6...

Alla fine moriremo democristiani. Mancava il tredicesimo candidato sindaco a Trieste. E così ci ha pensato la Democrazia cristiana ad aggiungere un altro posto al tavolo delle amministrative del 6 giugno. Un tanto per accontentare l’elettorato abituato a votare con il naso turato. Il candidato sindaco della Democrazia cristiana è un avvocato del foro di Trieste. Si chiama Matteo Dibari. A indicarlo come candidato sindato è stato Gianfranco Melillo, segretario organizzativo della Dc ed ex consigliere comunale di Sgonico. Il programma elettorale della Balena Bianca (ridotta a sardone) è pronto. Preconfezionato e buono per tutte le elezioni. «Lotta alla povertà, assistenza ai meno abbienti, miglioramento della qualità della vita, accoglienza profughi in maniera decorosa evitando l'insorgere di situazioni che generino guadagni illeciti, particolare attenzione alla disabilità come sanciscono la nostra Costituzione e la convenzione Onu», recita il primo punto del fac simile. Al punto due c’è la «sicurezza dei cittadini, potenziamento polizia municipale per numero e specializzazione, aumento rete di telesorveglianza».

Al terzo punto «la valorizzazione dei siti industriali con incentivi atti a richiamare grandi gruppi affinchè operino sempre nel rispetto dell’ambiente e dell’occupazione». E qui spunta la variabile locale della Ferriera di Servola. «Se non sarà possibile ridurre drasticamente l’inquinamento prodotto opteremo per la riconversione», assicura il candidato democristiano. Nel sito del Porto Vecchio, invece, «andrà creato un polo di sviluppo culturale, turistico, commerciale. Attenzione massima alle periferie: «In ogni rione della città saranno posizionate - spiega Dibari - biblioteche, emeroteche, ludoteche, internet point comunali, collegamento wifi gratuito». Previsti anche «piste ciclabili e pedonali, arredi urbani non monocolore». I monocolori, in effetti, andavano di moda ai tempi della vecchia Dc. (fa.do.)

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