La diagnosi precoce dei malati diabetici nel nome di Roberta

Il nuovo strumento da 3.600 euro, donato all’associazione dalle famiglie Zoff e Sfiligoi, ricorda la donna travolta in bici
Bonaventura Monfalcone-23.01.2019 Donazione al reparto diabetologia-Ospedale-San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-23.01.2019 Donazione al reparto diabetologia-Ospedale-San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



Una nuova strumentazione per la diagnosi precoce andrà a potenziare l’attività del Centro diabetologico dell’ospedale di Monfalcone, punto di riferimento per circa 5 mila pazienti, appartenenti non solo al Basso Isontino. A donarla, attraverso l’Associazione isontina diabetici, la famiglia di Roberta Zoff, investita alla fine di giugno mentre in sella alla sua bicicletta percorreva la strada regionale 56 tra Capriva e Cormons e poi deceduta in seguito ai gravissimi traumi subiti.

«Roberta era paziente del Centro diabetologico e quindi abbiamo chiesto a tutti di fare qualcosa di utile», ha spiegato ieri il marito, l’ex cestista Moreno Sfiligoi, durante una breve cerimonia organizzata nell’ospedale di San Polo, affiancato dalle figlie Francesca e Veronica e dai genitori della salorenzina. «Niente di straordinario», si è premurato di aggiungere Sfiligoi, uno dei più grandi giocatori di pallacanestro che Gorizia abbia avuto a livello nazionale e che durante la sua carriera ha vestito anche la maglia della Fortitudo Bologna.

Nulla di strano che i 3.610 euro raccolti in ricordo di Roberta Zoff siano stati donati da parenti e colleghi, ma anche amici di tutta Italia. A riceverli è stata in concreto l’Associazione isontina diabetici che, come sottolineato dalla presidente Mariagrazia Andreos, li impiegherà per acquistare quanto indicato da un servizio sanitario divenuto un punto di riferimento a livello regionale e oltre. «Pensiamo che i fondi possano essere impiegati per acquistare appunto una strumentazione per la diagnosi precoce – ha spiega il responsabile della Diabetologia, il dottor Roberto Da Ros – e quindi per cercare di evitare complicanze». Come quelle che il medico chirurgo, specializzato nella cura del piede diabetico, affronta quotidianamente. Nel corso del 2018 gli interventi effettuati al San Polo per risolvere lesioni o correggere deformità che pongono il paziente ad alto rischio di ulcera sono stati attorno ai 400, di cui il 60% su pazienti di fuori zona. «Un 10% viene anche da fuori regione, per la maggior parte dal Veneto», ha aggiunto Da Ros. A dimostrare la capacità attrattiva del servizio c’è pure il 25% di pazienti “extra azienda” Bassa friulana Isontina che afferisce all’attività ambulatoriale. —



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