La Fortezza celebra la patrona più amata con la processione

/ Gradisca

I santi Pietro e Paolo sono i patroni della municipalità, Sant’Antonio da Padova – secondo recenti studi – il protettore più antico. Ma nel curioso caso di Gradisca, una cittadina con più patroni, è sicuramente la Madonna Addolorata ad essere maggiormente circondata dall’affetto e dalla devozione popolare. In onore della storica patrona della Fortezza, nel 276° anniversario della sua proclamazione ad “avocata e padrona” della città di Gradisca (1744), oggi nella chiesa di via Ciotti alle 11.15 sarà celebrata la messa solenne. Alle 17.30 avrà invece luogo la celebrazione del Vespero, a cui seguirà la tradizionale, secolare processione con l’immagine della Vergine lungo il percorso via Battisti, via Campagnola, piazza Unità, via Dante Alighieri, via Battisti e rientro in chiesa, con l’accompagnamento della Banda Civica Città di Monfalcone. Don Giorgio Longo presiederà la liturgia. Seguirà un momento di festa nel giardino del Coassini (con mascherina). A chiusura della giornata, alle 19, verrà celebrata la messa solenne nella chiesa di via Ciotti.

Il legame profondo che lega i gradiscani alla Vergine Addolorata inizia nel lontano 8 marzo 1481 con la decisione di erigere una nuova chiesa dedicata a San Salvatore per la nascente Fortezza, il conseguente arrivo dei Servi di Maria da Venezia, la consacrazione della chiesa il 6 agosto 1505 e il miracoloso ritrovamento della statua della Madonna. La tradizione orale vuole che il sacro simulacro sia stato trasportato dalle acque dell’Isonzo. Il 12 agosto 1744, la Vergine Addolorata viene proclamata “avocata e padrona” della città in una storica seduta della Deputazione gradiscana. Non sono mancati periodi drammatici, come l’abolizione del Convento nel 1810 per gli editti napoleonici e la successiva chiusura del tempio. Nel 1917, durante la ritirata di Caporetto, l’edificio sacro viene incendiato perdendo la quasi totalità delle opere d’arte. Anche in quest’occasione il simulacro dell’Addolorata riesce a salvarsi, grazie al tempestivo trasferimento in Duomo. –

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