LA GRANDE OCCASIONE DI TRIESTE
L'Alto Adriatico si è rimesso in movimento. Prima le intese sul rilancio del Corridoio 5, adesso i colloqui interstatali sulla cooperazione tra Trieste e Capodistria. Ambedue i temi costituivano, fino a poco tempo fa, due aspetti del contenzioso tra Italia e Slovenia, o addirittura tra Trieste e la Slovenia. A formarlo avevano contribuito tanti fattori: vecchie e nuove suscettibilità, da un lato e dall'altro, difese miopi di presunte nicchie, opzioni strategiche pensate in solitudine. Il risultato era, com'è ovvio, la paralisi, quantomeno da questo lato di Punta Sottile. Ma il mondo circostante ha suoi diritti, che si sono fatti valere. Il quadro è stato rimesso in movimento da un fatto nuovo e da una presa d'atto di fatti noti, ma non del tutto digeriti.
Il fatto nuovo è che la Croazia, anche in vista del suo prossimo ingresso nell'Ue, ha cominciato a mettere mano a collegamenti logistici con il retroterra dei Balcani. Questo ha costretto la Slovenia a rivedere alcune opzioni strategiche. È nota, infatti, la preferenza slovena per il raddoppio della linea Capodistria-Divaccia, con l'appoggio delle ferrovie austriache e, sullo sfondo, quello della finanza tedesca. L'idea è di costituire un asse privilegiato tra il porto sloveno e il retroterra mitteleuropeo, magari tagliando fuori la linea di traffico che, per mezzo del corridoio, dovrebbe collegare l'entroterra italiano a Est. Così, non poteva sorprendere che la trattativa sull'Alta velocità, venisse lasciata a bagnomaria, se non nel dimenticatoio.
Ma l'iniziativa croata ha scombinato le carte, e così è ripartita la trattativa sul Corridoio 5 che si proietta fino a Kiev. L'accelerazione sulla rete europea riporta di conseguenza in primo piano un tema finora accantonato: il collegamento Trieste-Capodistria. Pare che le prime intese sul Corridoio 5 contemplino l'abbandono dell'Alta velocità sul tratto Trieste-Divaccia, che sarebbe così meglio coordinabile con la tratta Capodistria-Divaccia. Ma non é chiaro, dalle prime informazioni, se il collegamento Capodistria-Trieste sia entrato negli accordi. Questo collegamento, cruciale per il porto di Trieste, potrebbe diventarlo anche per la Slovenia. I nostri negoziatori dovrebbero farglielo capire, o forse dovrebbero, prima, capire la sua importanza per Trieste.
È vero infatti che il Corridoio 5 serve all'entroterra italiano. Ma solo grazie alla tratta con Capodistria si può iniziare a delineare uno spazio logisticamente integrato che permetta al porto di Trieste di assumere un ruolo importante nella proiezione dell'area portuale Monfalcone-Trieste-Capodistria a Nord-Ovest, a Nord-Est, e a Sud-Est. Questa prospettiva dell'insieme dei collegamenti, se accolta negli accordi, può riaprire un ragionamento sul complesso portuale dell'Alto Adriatico. Ci sono due fatti, peraltro già noti, che stanno sviluppandosi e impongono un ripensamento. I traffici con l'Oriente sono in grande espansione, e resteranno ad alti livelli, prevedibilmente, ancora per alcuni anni. D'altro canto, i grandissimi porti del Nord, con le loro capacità pur enormi, si avviano alla saturazione, così come si sta saturando anche il loro retroterra logistico.
L'incremento dei traffici dall'Oriente può, quindi, venire assorbito nuovamente dal Mediterraneo, e soprattutto dall'Adriatico, in misura probabilmente imprevedibile qualche tempo fa, quando sembrava che i porti del Nord potessero fare, incontrastati, la parte del leone. Inoltre anche Capodistria si avvicina alla saturazione. Ormai sta diventando all'ordine del giorno la costruzione di un sistema informatico che connetta i tre porti e permetta la distribuzione più efficiente del traffico. Basta osservare il golfo dall'alto per vedere i tre porti come un unico grande porto dal punto di vista geo-nautico. L'Italia ha la possibilità, e fors'anche la responsabilità, di prendere l'iniziativa.
La situazione sembra mutata, vale la pena di tentare. Forse, dopo tanto, troppo tempo, si stanno ripresentando, quantomeno in parte, le condizioni che fecero crescere il porto e la città: traffici da Suez e dal Mar Nero in aumento, un'area di approdo, naturalmente candidata a riceverli, e un'area retrostante in movimento. Costruire al più presto collegamenti privilegiati, per dare sbocco ai traffici, è il primo passo per sfruttare quelle condizioni. Facendolo, l'obbiettivo di un livello minimo accettabile di dimensione del movimento di container, il milione di Teu, cinque volte il livello odierno, potrebbe essere alla portata; e avrebbe ricadute sulla città veramente significative. Non riuscirci, perdere l'occasione, sarebbe davvero un grande peccato; non provarci neppure, o lasciarsela sfuggire per insipienza, sarebbe una colpa.
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