La guerra nell’ex Jugoslavia nei racconti dei profughi

Il “Giovedì del libro” ha ricordato, e lo farà ancora, la Prima guerra mondiale, combattuta direttamente sul nostro territorio. Non si è dimenticato, però, di un’altra tragica guerra combattuta a pochi chilometri di distanza, il conflitto nella ex Jugoslavia. Bozidar Stanisic, scrittore e saggista bosniaco, già mediatore culturale negli anni scorsi a Monfalcone, è stato protagonista del quinto appuntamento della rassegna letteraria con il suo “Piccolo, rosso e altri racconti”, una raccolta di racconti che vogliono esplorare il senso di ciò che è accaduto attraverso i sentimenti e i pensieri dei profughi. Profughi come Stanisic, appunto, che scelsero di lasciare per sempre il luogo natio rifiutandosi di vestire alcuna divisa dei diversi eserciti che ne richiedevano i servizi. Stanisic nel 1992 si rifugiò a Zugliano, in provincia di Udine, dove ora è presidente del centro di prima accoglienza Balducci. Proprio il parroco di Zugliano, don Pierluigi Di Piazza, ha introdotto la conversazione, che ha toccato diversi tasti, a partire da quello che è il più vicino all’attuale realtà di Monfalcone, il cui contesto, anno dopo anno, diventa sempre più multireligioso. «E’ fondamentale la convivenza delle religioni – ha detto don Di Piazza – è invece preoccupante quando istigano alle divisioni. E’ quello che successe in Bosnia, con le religioni che legittimavano e sobillavano il nazionalismo, se è vero che questa campagna fu portata avanti nelle chiese e nelle moschee». «E’ il popolo il protagonista dei miei racconti – ha svelato Stanisic – un popolo in movimento visto che la guerra in Jugoslavia, ha fatto muovere, verso l’estero o verso altre zone dei Balcani, qualcosa come 5 milioni di persone. Sono queste persone che si interrogano su come sia potuto accadere. Nonostante tutte le arcinote motivazioni sociali, religiose ed economiche, loro non riescono a darsi una risposta». Pur scritto direttamente in italiano («Una fatica enorme per me», ha ammesso Stanisic), il libro riesce a raggiungere il suo scopo, far riflettere, con lo stile di Stanisic, la sua scrittura di derivazione ottocentesca, l’attenzione alle cose e ai bisogni materiali dei protagonisti e quel tono di protesta, magari sottovoce ma costante, che permea tutte le sue opere.
La rassegna proseguirà domani, quando alle 18 nella sala conferenze della biblioteca, verrà presentato il volume “La biblioteca dei conti de Brandis del Friuli (1500-1984)” di Marco Pispisa: una storia bibliografica che ripercorre il cammino che la famiglia nobile de Brandis ha compiuto in questi ultimi secoli attraverso l’unificazione dell’Italia e anche le due Guerre mondiali. La riforma della borghesia illuminata, il rinnovamento agrario grazie a nobili che vivono a cavallo di un secolo nuovo e che studiano in Europa, ci viene riportata attraverso le memorie, gli scritti di un archivio che trasmette questo sviluppo in una visione che oggi diremo “imprenditoriale”.
Michele Neri
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