La Lucchini: Ferriera, 3 anni per dimezzare le polveri
«Era già stata dissequestrata dalla Cassazione». Cosolini: l’attività continui se c’è il risanamento
«Stiamo ottemperando e ottempereremo alle prescrizioni del pm Federico Frezza sia in termini di interventi che di tempistica. In una logica di prospettiva». Francesco Semino, responsabile delle relazioni esterne della Lucchini, commenta così l’impegno assunto dalla società per migliorare la situazione ambientale dello stabilimento. Ed è un impegno che sottende due aspetti. In primo luogo il gruppo Lucchini agisce «in prospettiva», appunto, confermando la propria volontà di proseguire l’attività a Trieste oltre il 2009 con interventi che richiederanno fino a una decina di milioni di euro.
Il secondo aspetto sta nella «tempistica»: la Lucchini conta di possedere di qui a 36 mesi - ossia entro il luglio 2010 - uno stabilimento che produca la metà delle polveri che oggi da Servola finiscono nell’atmosfera. Ammonta a tre anni infatti il termine massimo fissato dal magistrato per concludere alcuni dei più cospicui interventi, mentre altri lavori andranno eseguiti entro otto o sedici mesi.
In tutti i casi, a far data dal primo luglio. Da domani. Le prescrizioni sono quelle contenute nel provvedimento di dissequestro dello stabilimento notificato alla Lucchini Piombino spa, e indicate nello studio che Marco Boscolo aveva compiuto come consulente della Procura. Ma c’è un altro aspetto che da Servola si fa notare, e che oggi l’azienda sottolinea anche in una pagina a pagamento acquistata su questo quotidiano scrivendo di avere voluto «sottoporsi spontaneamente all’attuazione del piano» proposto dal pm. La spiegazione arriva da Giovanni Borgna, l’avvocato che difende la Ferriera assieme allo studio Frigo di Brescia: «La società, con senso di responsabilità, ha deciso» così «malgrado la vittoria nel merito ottenuta in Cassazione, vittoria che avrebbe consentito altre scelte, meno impegnative».
La Lucchini - viene ribadito - avrebbe potuto decidere di non effettuare interventi, giacché la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza del Riesame che aveva confermato il sequestro disposto dal gip. Si rafforza dunque la prospettiva di un proseguimento dell’attività a Servola. Semino non dice di più, ma è possibile che l’obiettivo del gruppo sia quello di tenere aperta la Ferriera almeno per altri sette o otto anni. Resta infatti in vigore la deliberazione Cip 6, che prevede aiuti finanziari per le aziende che producano energia con fonti rinnovabili: il beneficio permarrà fino al 2015, anche se dal 2009 verrà ridotto di circa un terzo.
Cauti, intanto, i commenti che arrivano dalle istituzioni. Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’ambiente, sottolinea che «le prescrizioni» della Procura «sono molto puntuali. Che la società investa su Servola è comunque un bene: la Provincia controllerà che gli interventi vengano realizzati e soprattutto che portino risultati». L’assessore regionale Roberto Cosolini la mette così: «Abbiamo sempre detto, anche se qualcuno si è ostinato ad attribuire alla Regione posizioni diverse, che per noi l’attività a Servola poteva continuare solo in presenza di significativi miglioramenti nell’impatto esterno dello stabilimento. Se ora si passa a misure concrete, e se queste porteranno a un miglioramento importante della situazione, penso che potranno essere tutti contenti. Perché in questa vicenda - chiude Cosolini - da più parti si sono consumate troppe parole in cambio di fatti concreti. Ben vengano i fatti, allora».
p.b.
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