La morte di Sajid «Era un ragazzo con le sue fragilità ma ben integrato»

Il ricordo del sindaco Marchesan e dell’assessore Francovig del ragazzo pakistano che era stato accolto a Staranzano
Bumbaca Gorizia Parco dell' Isonzo, ponte di Piuma
Bumbaca Gorizia Parco dell' Isonzo, ponte di Piuma



Ha commosso Staranzano la morte avvenuta nei giorni scorsi del giovane pakistano Sajid Hussain che risiedeva in via Roma dal 2018 assieme ad altri quattro richiedenti asilo fino allo scorso aprile, quando si rese obbligatorio il trasferimento dei richiedenti al Cara di Gradisca.

Sulla scomparsa del migrante che si è tolto la vita gettandosi nell'Isonzo dal ponte di Piuma a Gorizia questo il commento del sindaco Riccardo Marchesan: «Da quello che sappiamo Sajid in paese era un assiduo frequentatore della biblioteca comunale e faceva parte del gruppo di lettura. Quando è andato via da Staranzano ha chiesto di essere rimpatriato nel suo Paese, ma la situazione burocratica l’ha impedito: non era né un profugo né poteva tornare a casa sua. So che aveva instaurato un buon rapporto di vicinato con gli inquilini dello stabile in cui viveva. So anche che i servizi sociali, che l’avevano preso in carico, hanno trasmesso la situazione del ragazzo agli operatori del Cara».

Anche l’assessore ai servizi Socio-assistenziali Serena Angela Francovig che si è occupata da sempre della vicenda migranti e assieme alla cooperativa Murice, braccio operativo della Caritas di Gorizia che seguiva i migranti per il progetto di “Accoglienza diffusa”, ricorda con amarezza questo triste evento. «Alla partenza da Staranzano – afferma Francovig – abbiamo visto i ragazzi molto scossi. Si sono trovati all’improvviso da un ambiente familiare all’ammassamento del Cara diventato una meta per coloro che fino a oggi erano ospitati nelle strutture comunali di accoglienza diffusa. Non ho parlato molto con lui, ma ci siamo accorti che era un ragazzo che aveva le sue fragilità. Però si era abbastanza integrato, aveva diversi amici anche se era un tipo silenzioso. I ragazzi per integrarsi con l’ambiente frequentavano corsi per apprendere un mestiere e imparavano la lingua italiana. Gran parte dei migranti collaborava inoltre alle attività associative come la Sagra de le ràze e iniziative di solidarietà. Stiamo cercando assieme alle associazioni umanitarie di organizzare appena possibile qualche incontro a Staranzano, con coloro che li hanno conosciuti per un abbraccio sincero e farli sentire come prima almeno per un po’ a casa loro».

I 18 profughi erano alloggiati una decina in un appartamento in via Martiri della Libertà mentre altri già presenti nel paese da luglio 2015 che rientravano nel progetto Argo della Provincia di Gorizia, vivevano in due appartamenti di piazza Dante e di via Roma. —



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