La nuova riabilitazione parte dal cervello

Al convegno dell’Azienda ospedaliero universitaria le nuove tecniche basate sulle neuroscienze
Lasorte Trieste 06/04/13 - Ospedale Cattinara, Aula Magna, Convegno Medico
Lasorte Trieste 06/04/13 - Ospedale Cattinara, Aula Magna, Convegno Medico

La riabilitazione approfondisce nuovi campi, nuove tecniche fondate su metodologie innovative che si basano sul connubio tra mente e corpo, visti in maniera simbiotica e non, come in passato, dualistica. I nuovi traguardi sono poi resi possibili anche grazie all’innovazione tecnologica, in grado di fornire apparecchiature d’avanguardia.

Sono i dati basilari emersi ieri al convegno, tenutosi nell’Aula magna dell’Ospedale di Cattinara tra riabilitatori e studiosi delle discipline neuroscientifiche “Il corpo nella mente: incontro tra neuroscienze e riabilitazione” organizzato dall’Azienda ospedaliero universitaria Ospedali riuniti di Trieste. «Per mettere a punto una terapia della riabilitazione - spiega Gabriella Lamprecht, esperta del settore - oggi si ricorre sempre più a tecniche legate al concetto di “immagine mentale e immagine motoria”, la simulazione mentale di un movimento senza eseguirlo nella realtà, una simulazione. Si stimola il paziente a descrivere ciò che il suo fisico avverte rispetto alla patologia di cui soffre. Così si può mettere a punto una procedura più efficace per il recupero». Anche la tecnologia aiuta. Nella rieducazione di pazienti con problemi neurologici, in conseguenza a esempio da ictus o sclerosi multipla, ha assunto un’importanza molto rilevante la risonanza magnetica funzionale. Il nuovo strumento capta la reattività delle zone cerebrali riattivate, al caso, con il processo dell’“immagine motoria”.

Lavorare sui processi d’immagine mentale e motoria favorisce, in definitiva, il recupero dopo lesioni cerebrali, è stato ribadito al convegno triestino. «Ma si stanno facendo progressi - spiega Dora Bandel, coordinatrice a Medicina della riabilitazione, struttura che gestisce 240 pazienti l’anno, la metà dei quali con problemi neurodegenerativi - sulle “Brain computer interfaces”, programmi di software associati a computer e ad attrezzature che consentono di rilevare l’attività elettrica cerebrale e permettono azioni attraverso il pensiero».

«Il software - continua -, abbinato a uno speciale casco, riesce a rilevare gli impulsi generati dalle onde elettromagnetiche emesse dal cervello, permettendo al paziente di eseguire operazioni». Nell’incontro si è fatto il punto sulle ultime acquisizioni nelle neuroscienze, anche nel contesto dell’ingegneria biomedica, gettando una nuova luce sui substrati nervosi della conoscenza del Sé. (p.p.g.)

Riproduzione riservata © Il Piccolo