LA PARTITA TRIESTE-LUBIANA

L’Europa apre le porte al dialogo come mai prima era accaduto. E nel dialogo si precisano intenzioni e interessi comuni. Questo è l'assunto che conferisce all'Euroregione il mandato della operatività. Ma che il confronto muova dalla sede prima che dal programma rischia di capovolgere il processo, distorcendo il gioco delle parti. Trieste e Lubiana riassumono bene le difficoltà di comporre il quadro delle diversità in campo. Così vicine e così diverse, mondo latino e mondo slavo, entrambe intenzionate ad andare oltre l'eredità storica. Nella prospettiva ineludibile del comune interesse ad operare con istituzioni condivise dentro il mercato europeo. Dove collaborazione e competizione marciano di pari passo.


Ma qual è lo scenario? In primis rafforzare il peso del quadrante Alto Adriatico-Alpi Orientali-Medio bacino danubiano. Per contare di più in Europa. Tutti assieme. Già, perché i veri competitor di questa macroregione di città medio piccole e di PMI, che dal Nordest italiano si proietta verso il Danubio, sono le aree metropolitane come Milano, Monaco, Vienna, Budapest. Resistere alla forza di attrazione dei grandi centri per non vedersi sottratte risorse proprie. In questa similitudine sta il comune interesse, nella frammentazione invece la debolezza. E anche nella connettività interna. Di relazioni , di scambi e di modelli organizzativi di grande scala.


Di per sé quest'area un centro non lo ha mai avuto. Né geografico né politico. E non è cosa che si decida a tavolino. Guardiamo dunque ai veri interessi prioritari, quelli che dovrebbero sostanziare il programma di azione. Sull'accessibilità i corridoi sono già indicati dall'Europa. Il corridoio V, il corridoio X e il corridoio adriatico. Questi ultimi meglio riassumibili nell'idea innovativa di un corridoio Adriatico-Baltico, multimodale e assai più adatto a interpretare le aspirazioni della nuova Europa dei 27. Sulla mobilità interna non si può pensare solo alle strade, occorrono anche buoni servizi ferroviari.


Su di un sistema collaborativo dei porti adriatici, da Venezia a Rjieka, già molto si è detto. E, se si vuole un modello di riferimento, il Baltico lo è da tempi lontani. Ma accessibilità e mobilità per cosa? Per intercettare certamente quote dei grandi flussi mondiali di merci al servizio di un vasto hinterland europeo. Ma non basta. Occorre una strategia di servizi di qualità alla popolazione e alle imprese di un' area che, nella attuale configurazione (Veneto, Friuli Vg, Slovenia, Carinzia), sfiora gli otto milioni di utenti potenziali, ma che dovrà estendere la propria attrattività anche al di fuori del perimetro. Eccellenze in campo di università, ricerca, sanità, applicazioni tecnologiche, multiutility, turismo non mancano. Ma non fanno massa critica. Anch'esse figlie di un sistema frazionato in cerca di opportunità di crescita.


Il multilinguismo è forse una barriera? Bene, facciamone una opportunità. Contaminiamo lingue e culture. Già questa sarebbe una notizia. È questa la discussione che vorremmo sentire. Non tutto e non subito. Ma di certo non delega a qualcuno a occuparsi di tutto. Semmai una agenda di lavoro dove molte soggettività possano sentirsi stimolate ad agire. C'è qualcuno in grado di farsi carico di ciò? Sì se funziona il metodo a rete, dove ogni parte coopera col tutto a partire dalle proprie eccellenze e capacità progettuali. La dimensione metropolitana per posizionarsi in Europa Lubiana potrà trovarla solo a scala transfrontaliera, perché la massa critica non si può inventare. E il problema non è diverso a Nordest. Dove, peraltro, troviamo Patreve (Padova, Treviso, Venezia). Col suo milione di abitanti dal debole progetto. L'altro milione di abitanti riuniti è invece a Zagabria. Ma per il momento a bordo campo.


La carta in più di Lubiana, oltre alle relazioni con l'Est, è semmai quel mix di dirigismo e mercato che ha fatto emergere la Slovenia tra i nuovi Paesi membri. Di materiali sparsi sul tavolo dell'Euroregione ce ne dunque è abbastanza. Che siano Trieste e Lubiana a giocare la partita è nelle cose. Sperando che dal loro bipolarismo scaturisca la ricetta giusta.

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