La piaga dei malati di amianto fino al 2030

Non si arrestano le patologie professionali correlate e concentrate nell’Isontino: 40 neoplasie polmonari e 22 mesoteliomi
Di Laura Borsani
Bonaventura Monfalcone-28.05.2012 Inaugurazione nuovi posti letto-Ospedale San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-28.05.2012 Inaugurazione nuovi posti letto-Ospedale San Polo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Dire che siamo in uno “stato di guerra” è tutt’altro che un’esagerazione. L’amianto rappresenta una drammatica eredità ancora da scontare. È ancora piena emergenza. Basta un dato per comprendere che il nostro territorio ha firmato una “cambiale in bianco” con il futuro. Lo scorso anno le segnalazioni di patologie professionali amianto-correlate sono state 62. Cinque nuovi casi al mese. Parliamo di 40 “denunce” per neoplasia polmonare e di 22 per mesotelioma. L’Isontino, con particolare riferimento a Monfalcone, ma anche la Bassa Friulana, rimane in trincea.

Il trend è pressochè costante, stando ai dati degli ultimi quattro anni. Un fenomeno decisamente rilevante e per il quale non si avvertono sentori di cambiamento. «Non ci sono casi di variabili, nessun segnale di rientro, pur atteso, del fenomeno», afferma il dottor Luigi Finotto, responsabile della Struttura complessa Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria Isontino Bassa Friulana.

I numeri sono chiari. E pongono il territorio tra i primi posti, se non il primo, in Italia per le incidenze delle patologie professionali amianto-correlate. Finotto ne dà la misura quando osserva: «Se nella restante area del Friuli Venezia Giulia le denunce per malattie professionali riguardano per oltre il 60% casi non ricondotti all’esposizione all’amianto, viceversa, nell’area isontina per oltre il 60% si tratta di segnalazioni amianto-correlate».

Uno scenario inversamente proporzionale che mantiene il nostro territorio ancora dentro il drammatico tunnel. Tanto da ipotizzare con ragionevole realismo uno spostamento del picco dell’iperbole del fenomeno di una decina di anni.

Il presidente della Commissione regionale per l’amianto, Fernando Della Ricca, non lo nasconde purtroppo: «Siamo ancora in totale emergenza, perché riteniamo che questa fase acuta proseguirà per anni. Il picco massimo per i mesoteliomi e i tumori al polmone potrebbe collocarsi nel 2030, anzichè nel 2020 come finora atteso. Gli stessi studi scientifici in materia hanno prospettato un arco di latenza per queste patologie di oltre 30 anni, fino addirittura anche ai 50 anni».

Un’ipotesi di prolungamento del fenomeno che aveva considerato lo stesso professor Claudio Bianchi.

I dati restano evidenti. Nel 2016 delle 62 nuove segnalazioni giunte al Servizio Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Aas2, 48 riguardano l’Isontino, a fronte di 30 nuove denunce per neoplasia polmonare e 18 per mesotelioma, mentre 14 la Bassa Friulana, con 10 casi di neoplasia polmonare e 4 di mesotelioma. Il trend è piuttosto omogeneo anche nei tre anni precedenti. Nel 2015 i nuovi casi segnalati al Servizio aziendale unico sono stati 69, di cui 58 nell’Isontino (39 casi di neoplasia polmonare e 19 di mesotelioma), e 11 nel Basso Friuli (4 neoplasie polmonari e 7 di mesotelioma). Nel 2014 con l’Ass2 Isontina, erano stati registrati 80 casi complessivi, 47 per neoplasia polmonare e 33 per mesotelioma. Nel 2013, invece, sempre per il solo Isontino erano 67 i casi complessivi, 33 per neoplasia polmonare e 34 per mesotelioma.

C’è un altro fronte che induce a riflettere. Le iscrizioni al Registro di esposizione all’amianto sono risultate inferiori rispetto alle aspettative. Lo si evince dal differenziale tra Trieste e l’Isontino. Della Ricca fornisce i dati. Lo scorso anno gli iscritti al Registro di Trieste (Ass1) sono stati 6.313, mentre per l’Isontino e la Bassa sono stati 2.907. Inoltre, 3.432 registrazioni nel capoluogo regionale sono ricondotte all’esposizione professionale, mentre per l’Ass2 si parla di 2.047 casi professionali. Sono invece in linea le iscrizioni ai rispettivi Registri per l’esposizione domestica: lo scorso anno erano 753 le donne triestine e 682 le donne isontine.

Della Ricca osserva: «Il dato sull’Isontino e Monfalcone in particolare, è falsato rispetto a quanto ci si può realisticamente attendere. Ad alimentare questa anomalia è il fatto che, in proporzione, risultano maggiori le segnalazioni riguardanti le donne rispetto agli uomini».

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