La politica senza coraggio

Mio zio Ermanno, sotto il profilo ideologico, offriva un curioso ma stimolante bouquet: era un nostalgico dello scomparso Impero Asburgico, era nitidamente comunista ed era filo-inglese. Se ci pensate questi filoni ideali rimandavano: a un idea di civismo diffuso, a un disegno di giustizia sociale (abbiate pazienza a quel tempo ci credettero in tanti), all'esercizio dell'autorità privo di aspetti discrezionali. Vero o falso che fosse, mio zio evidentemente riteneva che questi fossero i mali del Paese: la mancanza di virtù civiche, l'ingiustizia sociale, l'arbitrio dell'autorità. Credo che il governo guidato da Romano Prodi - dopo la sua rocambolesca vittoria alle elezioni dell'aprile del 2006 - avesse sostanzialmente promesso di occuparsi delle questioni che mio zio metteva in campo nei lontani anni Cinquanta, quando io bambinetto, già respiravo politica. Rivedute e corrette naturalmente, ma sempre attuali. Veniamo alla prima delle questioni: il senso civico. Prodi si trovava a fare i conti con un comparto pubblico di 3 milioni e passa di lavoratori che ai 30 giorni di ferie canoniche sommavano altri 19 giorni di astensione dal lavoro per ferie e malattie.


Le medie - come sapete sono ingannevoli - se tre milioni e passa di lavoratori stanno in malattia per 19 giorni medi è largamente probabile che un milione ne faccia 4 o 5, un altro milione ne faccia 8 o 10 e il restante milione ne faccia trenta. Cosa ha fatto o cosa farà Prodi nei prossimi giorni? Rinnoverà il contratto dei dipendenti pubblici, concedendo a tutti un aumento analogo e generalizzato, senza contropartite legate al merito! Veniamo alla giustizia sociale: sia Visco che Padoa-Schioppa affermano che la dimensione dell'evasione fiscale rappresenti in Italia il 27% del Pil (non oso pensare alla somma!). Cosa fanno i due? Voi immaginerete che in prima battuta licenzino i vertici della Guardia di finanza e in seconda battuta caccino i direttori del Ministero delle Finanze. No. Visco e Padoa-Schioppa inaspriscono i controlli e aumentano il livello di tassazione. Ho la netta sensazione che chi evadeva 'poco' ora paga, chi non evadeva ora paga di più, chi evadeva 'alla grande' continua a farlo allegramente visto che la voragine resta al 27%. Veniamo alla terza delle questioni care a mio zio Ermanno l'arbitrio dell'autorità: in Italia le 'auto blu' a disposizione della cosiddetta classe dirigente sono 574.215 (detto fra parentesi una bella fetta del venduto Fiat). Siamo i primi al mondo, dopo di noi ci sono gli Stati Uniti d'America con 73mila auto blu. Quante sono state tagliate? Meglio passare a cose più serie. Aldilà del programma elettorale Prodi aveva e ha di fronte tre macro questioni. Al primo posto c'è il tema della sicurezza (che sposta voti) e che egli non può e non vuole affrontare: glielo impediscono alcuni dei suoi alleati, qualche suo ministro e un impianto culturale inadeguato. Al secondo posto c'è il tema della scuola e della formazione; erano stati promessi investimenti massicci, pare invece che non ci siano neanche i quattrini per le scuole a tempo pieno! Perché? Perché fanno finta, perché in realtà non sentono quel tema come una effettiva priorità. Al terzo posto c'è il tema della redistribuzione della ricchezza: per affrontarlo si poteva scegliere di offrire servizi e qualità, oppure di agire in modo ”non fordista”, puntando sui luoghi e sulle cittadinanze di effettivo bisogno, (su 28 Paesi europei l'Italia per quanto riguarda la spesa sociale per la famiglia è al 23 posto): si privilegia invece la strada apparentemente più semplice distribuendo i quattrini a pioggia.


Al quarto posto inaspettatamente (??) c'è l'emergenza ambientale, il pianeta cioè si scalda: che fare? «Non penalizzare l'industria», questa sembra essere la risposta. Prodi poteva o può fare di più? Probabilmente no: glielo impediscono, una maggioranza risicatissima, veti incrociati di sindacati e sinistra antagonista, varie lobbies economico-finanziarie e un impianto di lettura del paese forse datato. L'esito è uno scontento generalizzato che trova le sue punte al nord dell'Italia come le prossime elezioni amministrative sono destinate a dimostrare. Ci sono alternative? Il centrodestra guidato - fino a prova contraria - da Silvio Berlusconi, potrebbe fare meglio? Abbiamo già dato e si è visto. E allora? Allora - direbbe mio zio Ermanno - ci vuole tempo! Io aggiungerei anche uomini e soprattutto coraggio! Non per noi che abbiamo avuto tutto, ma per figli e nipoti, che potrebbero avere molto di meno e per i 'poveri' che a dispetto della Cgil della sinistra di lotta, sono molto più numerosi di un tempo!

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