La Prefettura segreta svelata ai goriziani

«Non è casa mia», premette il prefetto Massimo Marchesiello accogliendo alle 10 il primo gruppo di visitatori. È stato lui a voler aprire alla cittadinanza il palazzo del Governo in occasione della Festa della Repubblica. Anche se il suo modo è informale, il benvenuto è impeccabile e contribuisce a colmare le distanze tra i cittadini e le istituzioni.
Ad accompagnare i visitatori sono gli aspiranti ciceroni del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. Tra i partecipanti c’è chi è interessato all’atmosfera delle stanze, chi ai quadri, chi all’arredamento, chi al giardino, chi alla storia del palazzo in generale e chi è semplicemente curioso di entrare in un luogo sconosciuto per vedere cosa c’è “dietro al muro”.
Nel palazzo di piazza Vittoria hanno soggiornato personaggi come Casanova e Mussolini, e proprio in occasione della visita del Duce del 1938, sul lato di via Roma, è stata aggiunta quella veranda il cui volume appare un evidente elemento architettonico slegato dal resto. E a proposito di via Roma, la strada aperta in quello stesso 1938 divise in due il parco prefettizzio, parco che fino ad allora arrivava fino a via Morelli. Il muro di cinta progettato da Max Fabiani, in origine, aveva delle inferriate, ma il ferro venne poi “donato alla Patria” per scopi bellici.
Il cinquecentesco Palazzo della Torre fu venduto all’asta il 28 agosto 1819 al Sovrano Erario austriaco per 12.701 fiorini. Quello che era un edificio sostanzialmente anonimo venne ampliato e divenne Prefettura nel 1927 dopo che, il Regio decreto 2 gennaio 1927, n. 1, ricostituì la provincia di Gorizia. Prima - dal 1918 al 1924 - ospitò il Commissario Civile, organo provvisorio dell’amministrazione italiana, e dal 1924 al 1927 fu la sede della sotto prefettura.
Quella che oggi è la facciata, un tempo fu il retro del palazzo. Il timpano frontale venne aggiunto all’edificio dall’Italia e a ricordare l’architettura asburgica oggi rimane solo la costruzione di servizio che domina il parco interno.
I visitatori sono stati accompagnati alla scoperta dell’atrio, dello scalone d’onore, delle stanze al piano di rappresentanza in stile impero, del terrazzo affacciato su piazza Vittoria e del giardino sistemato grazie al Comune, alla Guardia forestale regionale e all’Ana di Gorizia.
All’interno del palazzo è stato evidenziato in particolare un trittico in gesso posizionato al livello intermedio dello scalone d’onore, L’opera rappresenta la città e il castello con raffigurata la giustizia ed il mondo del lavoro ed è stato eseguito dalla Scuola d’Arte di Gorizia.
Come ha spiegato il Fai in una nota, il palazzo della Prefettura sintetizza la storia della città che «attraverso infinite vicissitudini, purtroppo in molti casi tragiche, ha forgiato un territorio unico, incrocio di culture, etnie, lingue ed arti: un crogiolo di passati e vicende dal quale attingere a piene mani per derivare una grande bellezza e rarità».
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