La questione migranti in città Del Bello: «Vanno distribuiti»

Ti. Ca.

Ci lavora su da mesi e alla fine il consigliere dem Fabio Delbello ha partorito il suo saggio: un’analisi, una narrazione per punti e tesi, della questione migratoria a Monfalcone. La questione delle questioni in città. Il succo è che Fincantieri ha consolidato il lavoro, con produzioni stabili al 2026: i flussi, che alimentano l’operatività dell’industria navalmeccanica, non sono destinati a fermarsi. Ed è il modello dell’Area vasta, secondo l’input tratto da una pubblicazione di Paolo Maschio, già dirigente Fincantieri e presidente dell’Azienda porto, l’unica strada concepibile per affrontare un fenomeno che ha stravolto e rischia di stravolgere, ai suoi occhi, Monfalcone. Come rileva Maschio al telefono solo «un’iniziativa vertenziale» nella sua ampiezza è in grado di sopperire alle criticità, poiché la città da sola non ha dimensione per rispondere (e risolvere) agli impatti di una presenza di lavoratori per il 60% extracomunitari e il 40% comunitari. Invece un territorio di più largo respiro può offrire risposte sostenibili all’accoglienza e integrazione, con il supporto di una mobilità programmata e assistita e l’investimento nelle scuole. Non può sfuggire però che già al referendum del 2016 sulla fusione dei Comuni i paesi vicini hanno detto la loro, in termini di chiusura, sulla condivisione di vantaggi e ricadute di una Città Comune.

E tuttavia per Del Bello l’accoglienza “diffusa” (che potrebbe piacere pure ad Anna Cisint, per ridistribuire le presenze straniere e mitigarne gli effetti a vantaggio di Monfalcone: infatti ha già cercato di farlo, con le politiche scolastiche, un paio di anni fa), tesa a raggiungere l’effettiva inclusione e il disinnesco di pulsioni xenofobe, è l’unica via. Pena una «bomba sociale dalle conseguenze devastanti e irreversibili per la coesione sociale», posto che «Fincantieri dovrebbe avere un ulteriore record di commesse di qui al 2026». Il dem osserva come «la media nazionale di stranieri sia oltre l’8% in Italia, mentre a Monfalcone è superiore al 24%: la letteratura sociologica unanimemente pone la soglia dell’8 come limite oltre il quale scattano rifiuto e razzismo». Oltretutto la media incrementale annua delle presenze straniere «è passata da 323 unità nel 1998-2016 a 474 del 2017-2019» a Monfalcone. «È indispensabile – ragiona Del Bello – che a dirimere siano istituzioni sovraordinate: Regione e Stato». Si prospetta pure una possibilità economica di indirizzare gli scenari, con i fondi extra della missione del Pnrr “inclusione e coesione”, per un pacchetto da 22,35 miliardi, affiancato a “istruzione e ricerca” da 31,9 miliardi. —

Ti. Ca.

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