LA REPRESSIONE NON BASTA
Il bicchiere della staffa ha tradizioni antiche, evoca uomini forti, rotti ad ogni gradazione alcolica. La staffa richiama la briglia e la briglia guida il cavallo... il volante non è la briglia e l'animale non è un mezzo meccanico come gli autoveicoli. Gli uomini forti, o che tali si ritengono, davanti al rito dell'ultimo bicchiere (che non è mai il primo) devono cambiare abitudini. Le sanzioni che da domani entreranno in vigore sono tali da scoraggiare qualsiasi tentazione: sì, perché la tentazione è sempre stata quella di dire "non mi beccheranno".
In effetti le possibilità di essere sottoposti al test alcolimetrico non erano molte e forse non aumenteranno. Ben sapendo che molti potranno eludere il controllo confidando nelle proprie capacità di piloti, la pena è stata concepita in modo così severo. È ben evidente che la situazione era ed è disperata: le strade sono un autentico mattatoio e, per chi le percorre abitualmente per ragioni di lavoro, l'esposizione al rischio oggettivo è aumentata in proporzione all'intensificarsi del traffico. Strade, autostrade sono state programmate per volumi di autoveicoli circolanti infinitamente inferiori a quelli attuali.
La nostra regione in particolare sconta anche i volumi che provengono dallo sconfinato est europeo; dagli Urali al Mar Nero tutto passa per Trieste e Gorizia... ma le strade sono quelle di trent'anni fa. Se da un lato esiste una preoccupazione diffusa, soprattutto per chi ha figli in età da discoteca, è altrettanto comprensibile il timore del cittadino rispettoso delle norme che per malasorte incorre in una infrazione, e immediatamente rischia, oltre a pesanti sanzioni amministrative (detrazione di punti, ritiro patente), anche la galera.
Tutto ciò risulta inquietante soprattutto per chi assiste abitualmente a corse rombanti di centauri impazziti e impuniti perché imprendibili. Dunque di questi tempi è difficile rifiutare un inasprimento delle pene per i trasgressori, ma è lecito richiedere una più diffusa rete di controlli che imbrigli chi abitualmente guida in modi disinvolti e con la tipica insolenza del possessore di cilindrata superiore, che, ritenendosi più "dotato" deve "aver strada" e dunque in autostrada supera a destra se la corsia di sorpasso è impegnata. Ma quanto questi comportamenti sono frutto di un diffuso senso di illegalità e di basso profilo culturale? La domanda si pone proprio nel momento in cui non siamo in grado di garantire la sicurezza nostra e degli altri quando ci mettiamo al volante, sicurezza non garantibile con le sole norme repressive e "cattivissime" come le ha definite il ministro dell'interno Amato.
La strada è luogo pubblico pieno di vizi privati e privo di pubbliche virtù; è lo specchio di un degrado al quale si corre ai ripari alle soglie di Ferragosto. In poco tempo non si fanno grandi campagne, non si fa educazione o buona comunicazione sulla sicurezza stradale; non rimane dunque che intervenire con la pesantezza che colpirà i pochi che cadranno nella rete, forse anche i meno pericolosi.
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