LA RESA DEI CONTI
Rinvigorito dalla sua partecipazione alla domenica di solidarietà con Papa Ratzinger, ringalluzzito dagli attestati di stima e simpatia che gli vengono profusamente dal suo Udeur in tutta la Campania, rinsaldato negli affetti familiari che sono per lui più importanti del potere, l’ex-Ministro Clemente Mastella sembra finalmente tenere fede ad un proposito lungamente accarezzato.
Ha deciso in maniera preventiva che non voterà la fiducia al governo di cui ha fatto a lungo e tempestosamente parte, favorendo un indulto malcongegnato e bacchettando magistrati in qua e in là. Dichiara chiusa l’esperienza di questo centrosinistra e si prepara a elezioni anticipate. C’è persino coerenza nei comportamenti di Mastella. Non è soltanto che la perdita del potere politico nazionale automaticamente lo indebolisce e gli impedisce la sua abituale attività di galleggiamento, impossibile senza quel potere che è il vero collante dei suoi interessi, dei suoi sostenitori, della sua estesa famiglia.
Quello che Mastella proprio non vuole, e lo ha detto ripetutamente, quasi ossessivamente, è l’effettuazione del referendum elettorale. Infatti, in qualche modo, magari non del tutto prevedibilmente, il referendum taglierebbe il potere di coalizione o di ricatto dei piccoli partiti e Mastella ha prosperato proprio su quella piccola, ma decisiva fettina di potere di coalizione. Meglio per lui allora andare a votare prima del referendum anche al fine di impedirne lo svolgimento. Infatti, nessun referendum può tenersi nello stesso anno delle elezioni politiche.
Meglio andare a votare persino con la sciagurata legge elettorale detta Porcellum poiché con quella legge i voti dell’Udeur di Mastella a livello nazionale e nella regione Campania saranno davvero decisivi. Alla fine, Mastella dà ragione a tutti coloro che hanno sempre sostenuto che i problemi reali del governo Prodi venivano non dalle richieste della sinistra cosiddetta radicale, in verità sempre leale nei suoi comportamenti di voto, ma dalle ”irrequietudini” dei centristi di vario genere: per l’appunto, da Mastella, forse da Lamberto Dini e dai numerosi e sparsi teodem che popolano il Partito Democratico e non hanno nessuna intenzione di lasciarlo poiché intendono pilotarlo. La riaggregazione centrista, post-democristiana, continua ad essere una prospettiva nient’affatto astratta.
Nel frattempo, sono tornate le pratiche peggiori della Prima Repubblica. Nonostante la straordinaria pazienza e le notevoli doti di negoziatore, il Presidente del Consiglio Prodi sembra giunto al capolinea. Coerentemente con le sue posizioni e con la Costituzione, è probabile che Prodi chieda un esplicito voto di (s)fiducia in Parlamento. È opportuno che il facondo extraparlamentare Mastella sia obbligato ad assumersi tutte le sue responsabilità in maniera visibile.
Forse la crisi di governo del centro-sinistra è aperta. Sicuramente è delicata. Probabilmente non sarà risolvibile senza un passaggio elettorale costruito, come giustamente ha auspicato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su qualche indispensabile miglioria alla legge vigente. Difficile dire se sarà sufficiente a risolvere una crisi che non è soltanto del governo italiano, ma della politica italiana.
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