La ricreazione? Ora si fa nell’angolo “dedicato”. Ma senza certificazione si resta fuori dai cancelli

TRIESTE Accessi scaglionati, percorsi obbligati, mascherine ben sistemate fino a quando non ci si siede al banco, gel igienizzanti, autodichiarazioni, registri degli ingressi. E in qualche caso, giusto per non farsi mancare nulla, pure la misurazione della febbre all’ingresso. Solo dopo aver affrontato tutta questa serie di passaggi gli studenti di Oberdan, Petrarca e Deledda-Max Fabiani - i primi tre istituti superiori ad aver ripreso le lezioni a Trieste - hanno potuto di nuovo guardare nuovamente negli occhi e salutarsi di persona, una volta varcati i cancelli. Un momento atteso da molti di loro. E, a giudicare dai commenti raccolti a fine mattinata, il primo test è stato superato.
I 960 iscritti dello scientifico Oberdan, affiancati da 120 tra docenti e personale Ata, hanno avuto ingressi separati: metà classi alle 8, l’altra alle 9. Gli allievi delle prime, entrati per una breve cerimonia di benvenuto, hanno fatto il loro esordio in parte alle 8.40, l’altra alle 9.30. Tutti in fila si sono sottoposti alla misurazione delle temperatura rilevata dai bidelli ai varchi secondari e da un termoscanner di ultima generazione all’ingresso principale.
Un dispositivo capace di rilevare più temperature contemporaneamente. «Ho deciso di adottare tutte le misure in grado di garantire un’efficace prevenzione, anche se non sono previste nelle linee guida, – spiega la dirigente Maria Cristina Rocco – come il sistema di pre-accoglimento che prevede l’ingresso a scuola possa avvenire già dalle 7.40: in questo modo i ragazzi possono accedere anche con largo anticipo senza che si formino file». Già disponibili anche i banchi singoli. C’è poi il nodo ricreazione. All’Oberdan, non appena gli orari saranno definitivi, le classi faranno pausa a turno tra il giardino, i corridoi, le aule.
La misurazione della febbre, a campione, è stata introdotta anche al Deledda-Max Fabiani, dove per i circa 700 studenti è scattato pure l’obbligo di presentarsi a scuola con un’autocertificazione in cui il genitore dichiara che il figlio sta bene, non è stato in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni, non è stato a contatto con persone positive e non ha soggiornato in Paesi a rischio. Peccato che molti ragazzi non fossero al corrente di doverla portare. Risultato? Molti hanno dovuto attendere fuori dai cancelli in attesa della spedizione volante da parte di papà e mamma del modulo caricato (peraltro in bella vista) sul sito dell’istituto.
All’interno della scuola di via Monte San Gabriele le distanze sono rispettate e le classi ben organizzate. Appena mettono il naso fuori dalla scuola, però, i ragazzi si calano immediatamente la mascherina e non badano alle distanze. «Manca la cultura del non assembramento – sostiene la dirigente Tiziana Napolitano –. C’è una mancanza di informazione da parte dell’utenza, serve una maggior collaborazione da parte delle famiglie e più responsabilità da parte dei ragazzi, anche al di fuori dell’orario scolastico». Quanto alle pause, nel cortile esterno, sono indicate le aree relax riservate ad ogni singola classe, utili per la ricreazione, che gli insegnati gestiranno in autonomia: non ci sarà più una campanella delle ricreazione uguale per tutti.
«L’organizzazione è filata liscia, come un orologio, le valutazioni però si faranno a lungo termine», sostiene Cesira Militello, la dirigente del liceo Petrarca dove da ieri ha preso il via il sistema scaglionato di ingressi e compresenze. «Noi seguendo le linee guida per la ripartenza delle scuole non misuriamo la febbre ai ragazzi all’ingresso, – precisa – ci rifacciamo al patto di fiducia stretto con i genitori. Rileviamo la temperatura – aggiunge in proposito – nella sala di isolamento ai ragazzi che dovessero sentirsi poco bene durante le lezioni, attivando poi l’iter previsto di avviso ai genitori e all’ufficio di Profilassi». —
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