La rockstar negava il virus infetta, ora predica il mea culpa

BELGRADO Il più grande social network costretto a rimuovere i folti gruppi no-vax e no-mask. E una rockstar negazionista, seguitissima dalla popolazione, che fa marcia indietro e alla fine ammette la pericolosità del virus, ma solo dopo aver provato sulla sua pelle le conseguenze del contagio.
Accade in Ungheria, Paese investito in pieno dalla seconda ondata della pandemia, con altri 927 nuovi positivi ieri e nove decessi. Numeri che sono spiegabili anche con l’eccessivo rilassamento di parte della popolazione, in particolare quella suggestionata da fake news che circolano sui social. Influenza che potrebbe diminuire, dopo che Facebook ha stoppato l'accesso a diverse pagine riconducibili a personalità e gruppi che negano l’esistenza del virus e che si battono contro l’uso delle mascherine in Ungheria, alcuni seguiti da decine di migliaia di follower. Fra le “vittime” della mannaia del colosso americano, anche il gruppo «Aderenti alla vita normale», animato dal più conosciuto negazionista magiaro del virus, Gyorgy Godeny, farmacista-influencer che ha paragonato la sua eliminazione coatta da Facebook «alla Notte dei lunghi coltelli». Godeny era salito agli onori delle cronache a Budapest anche per aver di recente organizzato una manifestazione nella capitale magiare contro le misure restrittive decise dalle autorità per arginare la diffusione del coronavirus.
Misure contro cui si era schierato in primavera anche Attila Pataky, una sorta di Vasco Rossi ungherese, famosissimo nel Paese e in prima linea nel definire il virus «isteria collettiva artificiosa», fomentata dai poteri forti forse per «coprire fatti più importanti che non vogliono farci sapere». Pataky ha fatto tuttavia un’inversione a U dopo il contagio e dopo il ricovero in ospedale a causa del virus. Esperienza, ha ammesso, che gli ha consigliato «di essere cauto». —
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