La scienza per Trieste capitale della cultura europea

Giacca (Icgeb): «Faremo valere tutto il nostro prestigio intellettuale e scientifico». Ma il critico d’arte Sgarbi mette in guardia: «Potrebbe essere una mossa sconveniente»

«Sarebbe un evento in grado di riportare Trieste sul palcoscenico delle più importanti città europee». Secondo Mauro Giacca direttore del Centro di ingegneria genetica e biotecnologia la carta di Trieste capitale europea della cultura 2019 va giocata anche perché raggiungerebbe un altro obiettivo: «Quello di far capire all’Italia ciò che gli altri Paesi europei hanno già compreso da tempo e cioé che la cultura non è solo quella umanistica come nel nostro Paese si continua a credere ancora oggi, ma è anche quella scientifica». Perché nelle ambizioni di Trieste, la scienza potrà pesare molto. Già con Venezia capofila del Triveneto la manifestazione Trieste next avrebbe giocato un ruolo. «Ora, se la nostra città subentrerà per fare da capofila - assicura Giacca - sicuramente il prestigio delle nostre istituzioni scientifiche: tre centri dell’Onu, un’università con 20mila studenti, la Sissa, il Sincrotrone, il Geofisico, l’Osservatorio astronomico, saranno importante voce in capitolo per l’assegnazione della sede dal momento che siamo un unicum addirittura a livello mondiale. Una ricerca di alcuni anni fa rilevava che per ogni mille abitanti in Italia ci sono 5 ricercatori, in Europa 6, negli Usa 8, a Trieste addirittura 36. Se Trieste sarà capitale europea della cultura 2019 - conclude Giacca - anche i triestini finalmente capiranno che i centri di ricerca non sono qualcosa di avulso dalla realtà cittadina».

«Questo è un sito meraviglioso - afferma lo scrittore tedesco, triestino di adozione Veit Heinichen - e mi meraviglio come la candidatura non sia stata avanzata prima. Dopo aver trascurato per due anni la cultura, il sindaco Cosolini si è accorto della sua importanza, meglio tardi che mai. Trieste dunque farebbe bene a proporsi come centro di un’area che va dal Friuli fino a Capodistria e Pirano e imperniare la sua proposta sulla letteratura che l’ha resa famosa in Europa, la scienza che ne fa oggi un centro sede di importanti istituzioni e l’industria alimentare che conta su produttori di caffè e di vini di rilievo internazionale. C’è un punto interrogativo - conclude Heinichen - la qualità delle risorse umane che la città riuscirà a mettere in campo per colmare il gap di tempo nei confronti di avversarie che a questo obiettivo stanno lavorando da anni».

Dal resto dell’Italia le cose non si vedono con tanto entusiasmo per Trieste. «Sconveniente e inutile» è la candidatura triestina secondo Vittorio Sgarbi. «Indubbiamente - afferma il noto critico - il successo porterebbe in dote un certo numero di turisti, ma è tardi, bisognerebbe ricalibrare il tema della candidatura scontentando Trento, Bolzano, Verona eccetera che erano già pronte ad affiancare Venezia. Trieste pensi piuttosto a valorizzare il Porto Vecchio», conclude Sgarbi. Ma secondo l’architetto Barbara Fornasir, l’occasione sarebbe finalmente buona proprio per rilanciare il Porto Vecchio «inserendovi magari una Casa d’aste internazionale che possa utilizzare il Punto franco. Il ritardo con cui si è partiti non è un problema insormontabile - è l’opinione di Fornasir - se c’è la volontà politica con il fermo sostegno della nuova giunta regionale, la partita può essere giocata e vinta».

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