LA SCOMMESSA DI VELTRONI
Incassato con grande soddisfazione un esito ai limiti del plebiscitarismo, senza perdere un attimo di tempo, il neosegretario del Partito democratico Walter Veltroni ha subito enunciato le sue priorità: innovazione, coesione, discontinuità. È sicuro che quei 3 milioni e più di coraggiosi, di vecchio e nuovo conio, hanno voluto comunicare un po’ a tutte le componenti del centrosinistra la loro volontà di partecipare e di sostenere il governo.
Quei voti pesano a favore del governo guidato da Prodi, che, a scanso di equivoci, ha dichiarato di essere il presidente del Partito democratico (carica che, al momento, è inesistente), ma anche pesano sul governo. Con la sua elezione a segretario del Pd Veltroni è giunto a ricoprire addirittura quattro ruoli, due ufficiali e visibili, due ufficiosi, ma non meno significativi. Segretario del nuovo partito e sindaco di Roma, Veltroni avrà il suo da fare a destinare tempo e energie contemporaneamente a due attività che logorano.
Inoltre, è evidentemente diventato il prossimo sfidante per la carica di candidato alla Presidenza del Consiglio e, quel che più conta e preoccupa, anche l’erede designato alla guida dello schieramento del centro-sinistra e quindi del governo. La cosiddetta coabitazione, nonostante i segnali distensivi e di collaborazione che vengono sia da Veltroni sia da Prodi, appare nelle cose tutt’altro che facile. I pronunciamenti programmatici, di cui Veltroni è stato molto generoso durante la sua campagna elettorale, hanno spesso creato sconcerto e talvolta contraddetto le posizioni espresse da Prodi: sui costi della politica, sul welfare, sulle riforme istituzionali, persino sull’atto più importante di un governo, la finanziaria.
Qui, due delle priorità di Veltroni sono destinate a scontrarsi fra loro e a incidere sulla coalizione di governo. Difficile sarà garantire la coesione quando i punti programmatici di Veltroni si troveranno in contrasto frontale con le preferenze della sinistra radicale. Ancora più complicato sarà affermare la discontinuità con tutta la vecchia politica di cui, volenti o nolenti, Prodi e la totalità dei suoi alleati di governo sono espressione quasi integrale. La discontinuità, se Veltroni tiene fede a questa sua priorità, non può che tradursi in una critica più o meno serrata delle incessanti contrattazioni dentro la maggioranza, delle faticose mediazioni con i sindacati, dei costanti litigi fra ministri non soltanto in privato, ma in televisione.
Cosicché, se, da un lato, è vero che più di tre milioni di elettori vogliono una nuova politica, che mantenga il governo del centrosinistra, dall’altro, è altrettanto vero che e hanno incoronato il leader diverso dal presidente del Consiglio in carica. Per di più, questo leader non può davvero, se non vuole logorarsi, aspettare fino al 2011, scadenza dell’attuale legislatura, per misurarsi con la politica nazionale. Insomma, per giungere a nuovi e più positivi equilibri per il centro-sinistra e per dare rinnovato slancio all’azione del governo, è probabile che, magari prodotti dal temibile referendum elettorale della primavera del 2008, si dovrà passare attraverso pericolosi squilibri. Lì si misurerà la qualità della leadership di Walter Veltroni.
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