La seconda farmacia gradiscana ancora bloccata dalla burocrazia

GRADISCA. È bloccata da ormai tre anni da un fuoco incrociato di carte bollate l’ipotizzata apertura di una seconda farmacia sul territorio di Gradisca. L’insediamento di una nuova sede farmaceutica sul territorio gradiscano pareva davvero ormai solo questione di tempo. Avrebbe dovuto sorgere in periferia, in borgo Basiol, zona ad alto tasso residenziale – non meno di 2.500 residenti – che si sarebbe così arricchita di un servizio essenziale. Il “quartiere” gradiscano era stato individuato da tempo come ideale per ospitare una nuova farmacia sul territorio comunale. Tanto che il Comune aveva predisposto tutti gli atti per l’individuazione della sede più idonea. Accanto alla zona 1 del centro storico, servita dalla storica farmacia “Alla Quercia” della dottoressa Piani, è istituita ora una “zona 2” in San Valeriano.
La farmacia a servizio delle borgate potrebbe sorgere in un’area che comprende la zona finale di via Aquileia e alcuni segmenti delle vie Udine (ove è ricompreso ad esempio il complesso commerciale “La Fortezza” ) e Palmanova. A stabilire per primo l’interessamento di Gradisca a una nuova farmacia era stato a suo tempo un atto formale della giunta che, in ossequio al decreto sulle liberalizzazioni varato dall’allora governo Monti, individuava nella periferia la potenziale sede più idonea per un insediamento farmaceutico. Il decreto aveva ridotto a 3.300 il parametro degli abitanti per l’istituzione di nuove farmacie. Prima della nuova regolamentazione, il rapporto era di una farmacia ogni 5 mila abitanti. L’asticella era stata abbassata dal nuovo dispositivo di legge. E Gradisca, la cui popolazione si pone sui 6.500 residenti, ha dunque le carte in regola per nuovi insediamenti. Un interessamento di privati c’è, e lo conferma l’esito dell’interpello vincitori del concorso straordinario per l’assegnazione sedi farmaceutiche in regione dalla Direzione centrale salute, integrazione socio-sanitaria. Quella di Gradisca risultava una delle sedi ammesse, con una richiesta a nome dell’imprenditore Ferdinando Spagnolo. Fatto è che tutto il complesso iter regionale si è bloccato. Davanti al Tar si erano infatti presentati Francesca Tilatti e Pietro Modotti, rappresentati dall’avvocato Alberto Bertossi, e piazzatisi al 63° posto nella graduatoria relativa al concorso straordinario per la copertura di 49 sedi farmaceutiche. Secondo Bertossi l’avviso del secondo interpello dei vincitori del concorso straordinario per l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche aveva violato quanto stabilito dall’articolo 11 dello stesso bando penalizzando chi si è ritrovato a poter scegliere solo tra le 18 sedi “scartate” dai primi 49 della graduatoria. A ogni vincitore è stata assegnata la prima sede indicata in ordine di preferenza a patto che non fosse già stata assegnata a un candidato meglio collocato. Ma l’articolo 11 del concorso stabiliva anche che il candidato avesse 15 giorni per accettare la sede assegnata. Nel ricorso veniva citato per esempio il caso della quarta sede farmaceutica di Cervignano, non inserita nell’elenco di quelle disponibili al secondo interpello. Secondo i ricorrenti poi, la sede doveva essere accettata entro 30 giorni, ma in base ai documenti forniti dall’Ass 5 e dall’Ass 2, in pochi l’avevano fatto e dunque anche le sedi di Porcia, Spilimbergo, Fiume Veneto, Sacile, Cordenons, Staranzano, Gradisca d’Isonzo e Latisana erano da considerare disponibili alla data del secondo interpello. Per questo motivo era stato chiesto l’annullamento dell’iter e la sospensiva in via cautelare che il Tar aveva accolto. Ma la vicenda si era ribaltata in sede di appello. E Gradisca, suo malgrado, continua ad attendere.
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