La Slovenia e la rotta balcanica: arrestati 132 passeur in un anno

TRIESTE Le carceri slovene traboccano di detenuti. Il fenomeno è da attribuirsi al gran numero di galeotti che appartengono alla famiglia criminale dei trafficanti di uomini. Trafficanti di uomini contro i quali in questa torrida afa estiva il ministro dell’Interno Boštjan Poklikar ha dichiarato guerra al punto da creare un particolare nucleo della polizia investigativa specializzato nella lotta ai passeur.
Anche perché, come spiegano fonti del ministero, la nuova emergenza sulla rotta balcanica è determinata proprio dalla sistematica azione dei trafficanti di uomini. Un esempio? Lo scorso fine settimana la polizia di frontiera slovena ha intercettato e bloccato circa 200 migranti, che gli agenti chiamano però clandestini, 122 dei quali addirittura accampati in un piccolo campo profughi allestito in un bosco. Ovviamente tutti hanno attraversato la frontiera con la Croazia grazie alla guida di un trafficante.
Il ministro Poklukar è convinto che alle spalle dei migranti, o clandestini che di si voglia, operano vere e proprie organizzazioni criminali ma anche singoli individui, molti anche incensurati e insospettabili, come quella mamma italiana che trasportava due pachistani ed è ora rinchiusa nelle carceri di Ig vicino a Lubiana. La tariffa, per i passeur fai da te, varia dai 500 agli 800 euro a persona, mentre quelli “professionisti” non scendono mai sotto i mille euro a migrante.
Molti, dunque, anche tentano la fortuna per racimolare il denaro necessario magari per pagarsi le ferie o fare un lavoretto in casa. Il fatto è che molto probabilmente non sanno qual è il reale rischio che corrono. Il codice penale sloveno è molto severo con i passeur e prevede una pena detentiva, oltre una multa salata, fino a 5 anni che diventano 8 se si riesce a provare che il trafficante ha ottenuto un guadagno diretto dal clandestino.
E la polizia slovena nella caccia ai trafficanti può evidenziare degli ottimi numeri che dimostrano la capacità delle proprie forze sul terreno di operare con successo. Nel 2018, come riportato dal sito di Rtv Slovenija, la Polizia della Slovenia ha catturato 153 passeur, mentre quest’anno il numero è già di 132 passeur finiti in manette, cifra che conferma l’allarme lanciato dal ministro degli Interni. E così le carceri della Slovenia risultano negli ultimi tempi super affollate. Attualmente, a livello nazionale, la capacità delle case di correzione sono pari al 106,6%. Le situazioni più critiche sono quelle delle carceri di Capodistria (128%) e di Novo Mesto (126%), entrambe quest’ultime site in regioni fortemente interessate dal fenomeno dell’immigrazione clandestina. La popolazione carceraria è costituita dal 23% di stranieri (l’Italia è all’ottavo posto con 11 detenuti), più della metà dei quali sono trafficanti di esseri umani.
Oltre al problema del crimine organizzato che controlla il flusso dei migranti c’è da segnalare anche quello del pieno rispetto del diritto d’asilo da parte del Paese in cui i migranti vengono bloccati dalle autorità di polizia. La Slovenia certo non è quella sorta di “terra promessa” come la Germania o i Paesi nordici. Comunque nel 2018 le autorità hanno ufficialmente ricevuto 2.875 richieste di asilo, asilo che è stato concesso però in soli 102 casi. Trend che si riconferma anche per l’anno in corso. Fino allo scorso mese do giugno, infatti, le richieste di asilo sono state 1.802 e quelle accolte 40.
Numeri questi che se uniti alle numerose denunce da parte delle Ong che si occupano di migranti in Slovenia inducono al sospetto che qualche cosa non stia funzionando. Come denunciato dai media nelle scorse settimane sembra che gli agenti che lavorano lungo la frontiera con la Croazia abbiano ricevuto l’ordine di non tener conto delle eventuali domande di asilo formulate dai clandestini intercettati e di rispedire tutti, prima possibile, nelle mani della polizia della Croazia, Paese di provenienza dei migranti e considerato assolutamente sicuro. Accuse peraltro sempre respinte dai vertici della polizia. —
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