La spiaggia pericolosa dove fare il bagno non può essere vietato

Gradisca

È vero, Gradisca è l’alternativa per concedersi la tintarella evitando stressanti code per raggiungere le località balneari, le attese per il parcheggio e per un posto sotto l’ombrellone. “Isonzo Beach”, per l’appunto, l’area fluviale che va dalla passerella, passando per la cosiddetta busàtta, a pochi metri dal ponte di Sagrado, e ancora oltre lo stesso manufatto, nella boscaglia dietro la Sme sino al ponte ferroviario della mai realizzata Cormons-Redipuglia. Tre o quattro chilometri nei quali si alternano argini, boscaglia e spiaggette che nel periodo estivo diventano meta di isontini in cerca di refrigerio. Ma occhio, per l’appunto, alla balneazione. Che non è vietata, formalmente parlando, ma altamente sconsigliata per ragioni sia igienico-sanitarie, sia di sicurezza.

La non balneabilità venne sancita nell’estate 2008, al termine di un percorso che coinvolse l’allora Provincia, l’Arpa e 12 municipalità “rivierasche” (Farra, Fogliano Redipuglia, Gorizia, Grado, Sagrado, San Canzian, San Pier, Savogna, Staranzano, Turriaco, Villesse e Gradisca). Inquinamento delle acque, pericolosità delle sponde, assenza di un’adeguata sorveglianza e pericolo di piene improvvise: questi i motivi alla base del provvedimento, che tecnicamente non è un vero e proprio divieto. Per la legge non si può vietare la balneazione in un’area che balneabile non è mai stata. Insomma, non si può vietare una cosa che non esiste. Ecco perché – arzigogoli all’italiana – fare il bagno è solamente sconsigliato, visto che la zona è oltretutto priva di personale addetto alla sicurezza dei bagnanti e di strutture.

L’Isonzo ha mietuto spesso vittime a causa dell’errata valutazione della pericolosità della zona e della corrente. In passato fra l’altro è capitato anche a tanti giovani militari di leva, in cerca di un refrigerio durante i mesi estivi, di sottovalutare il pericolo. Molti hanno pagato con la vita. Ed altrettanto è accaduto da quando esiste il Cara. Nel 2008 un migrante egiziani annegò a seguito di un malore. Nel 2016 la tragedia di un 35enne afghano: stava nuotando sulla sponda opposta, quando una corrente lo risucchiò sul fondo. A dicembre il destino tese una trappola ad Atif, un 32enne pakistano scivolato in acqua e il cui corpo non è mai stato ritrovato. Ma l’Isonzo può presentare insidie anche per i residenti: l’estate scorsa una coppia venne salvata dai vigili del fuoco dopo essere rimasta intrappolata su un isolotto per l’improvviso innalzamento dell’acqua. —

L. M.

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