La tomba del cosacco monumento ai soldati mai tornati a casa

Edo Calligaris / Romans
Da 76 anni riposa nel cimitero di Romans d’Isonzo. Nessuno lo conosce e nessuno sa chi sia. Non ha alcun parente o conoscente che si ricordi di lui e nessun documento che spieghi l’accaduto, eppure la sua tomba è costantemente punteggiata - non soltanto per il 2 novembre - da vasi di fiori, piante e lumini. E la tomba del “milite ignoto” di Romans, il Ragazzo della steppa, come indica una prima scritta incisa sulla lapide, mentre una seconda targa marmorea riporta quest’altro pensiero: “Mamma non cercarmi altrove, io sono qui”.
L’anonimo soldato cosacco di origine mongola fu trovato morto sul marciapiede di via Latina, il 4 maggio 1944. Secondo le testimonianze orali che si sono tramandate, fu ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato per errore, nel corso di una presunta lite tra soldati. Era uno dei tanti cosacchi, che si erano arruolati nell’esercito tedesco per combattere i russi e che a Romans si erano accampati nel cortile della famiglia Spessot, in via Latina, di fronte all’Ufficio postale. Qualcuno in paese ricordava pure che per almeno 15 giorni, dopo la sepoltura del cosacco, i suoi commilitoni, nel rispetto della loro religione, depositarono il pranzo e la cena in una gavetta di alluminio sistemata sulla croce in ferro assieme a un elmo tedesco, che qualche anno fa qualcuno ha sottratto (fu poi sostituito con uno simile). Per molti romanesi, ed ancor più per coloro che in famiglia hanno atteso invano il ritorno a casa di un familiare partito per la guerra, quella tomba ha finito per rappresentare una sorta di monumento sul quale deporre dei fiori, sperando che in qualche altro sperduto angolo del mondo, una mano pietosa ponga dei fiori sulla tomba del loro congiunto mai ritornato. –
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