La Transalpina otto anni dopo C’è più dialogo tra le due città

Il 30 aprile 2004 nella piazza senza barriere veniva celebrata l’entrata della Slovenia nell’Ue Lo storico Fabi: è stato un evento perché si è passati dalla contrapposizione alla collaborazione
Di Stefano Bizzi
Bumbaca Gorizia Panoramiche Transalpina
Bumbaca Gorizia Panoramiche Transalpina

Regina per una notte. Otto anni fa la piazza della Transalpina è stata al centro dell’Europa. Per festeggiare l’allargamento dell’Ue, l’allora presidente della Commissione europea Romano Prodi aveva scelto di venire a Gorizia e Nova Gorica e aveva brindato qui, insieme ai primi cittadini Vittorio Brancati e Mirko Brulc, l’ingresso dei 10 nuovi membri. Nel libro del Comune aveva scritto di fronte a un sindaco emozionatissimo: «Oggi è la più bella giornata di tutta la mia vita politica. Da tanti anni aspettavo che cadesse l’ultimo muro. Grazie!». Uscendo dal municipio Prodi aveva poi aggiunto, a voce: «Sono qui perché ho Gorizia nel cuore».

I mesi che precedettero quel 30 aprile furono intensi. Per documentare ciò che stava accadendo sulla frontiera italo-slovena si erano mossi i media di tutto il mondo. Il 21 aprile il francese Le Monde aveva onorato la città della prima pagina. La Cnn aveva mandato una troupe per raccontare, tra le altre cose, il “miracolo” del bus transfrontaliero. Gli occhi di tutti guardavano verso il piazzale della vecchia stazione «rimasta di là del confine». I tempi della guerra fredda, delle strisce bianche di calce, dei reticoli di filo spinato, dei graniciari armati erano ormai alle spalle. Anche se c’è stato chi ha listato a lutto il tricolore il giorno dopo la festa, il Piccolo titolava sulla prima pagina del 1° maggio “Cade il muro di Gorizia, è nata la nuova Europa” e in quello stesso giorno, simbolicamente, gli allora leader di Cgil, Cisl e Uil Savino Pezzotta, Luigi Angeletti e Guglielmo Epifani venivano a celebrare la festa del lavoro proprio a Gorizia. Un fiume di 20mila bandiere sfilò da piazza Vittoria alla Transalpina. Di lì a tre anni, era il 20 dicembre 2007, la Slovenia avrebbe aderito al trattato di Schengen. A sollevare per l’ultima volta la sbarra al valico di Casa Rossa, insieme a Brulc, fu Romoli, che da pochi mesi aveva sostituito alla guida della città Brancati.

Ma di quell’entusiasmo e di quel fermento che avevano preceduto quegli eventi, oggi, con la crisi dell’euro e dell’Europa sullo sfondo, con i problemi del lavoro in primo piano cosa rimane? Rimane solo un mosaico, verrebbe da dire, usando il senso comune. Un’opera che incuriosisce sicuramente i turisti, ma che i goriziani non sono mai riusciti a metabolizzare. E sempre usando il senso comune, rimane una collaborazione transfrontaliera basata sul Gect, uno strumento che hanno capito i politici, ma non certo i cittadini. Rimane il bus transfrontaliero, rimane qualche manifestazione sportiva, rimane qualche appuntamento culturale, rimane un po’ di shopping transfrontaliero. Ma poco più. Usando il senso comune, s’intende. Usando invece la prospettiva dello storico rimane dell’altro: «La conquista di cui forse oggi non ci rendiamo ancora conto – spiega Lucio Fabi – è la libertà di spostamento che abbiamo ottenuto dopo la caduta dei confini. Spesso, i cambiamenti epocali come quello vissuto allora non si capiscono subito. La manifestazione di 8 anni fa, come tutte le manifestazioni, si è portata dietro un’inevitabile retorica e questa non necessariamente deve essere intesa in senso negativo. Magari i cittadini non lo sentono, ma le unioni tra le due città ci sono. Basta pensare al fatto che un’amministrazione di centrodestra come quella attuale si trova a cooperare in modo diretto con un mondo che fino a poco tempo fa demonizzava. È una grande cosa essere passati dalla contrapposizione alla collaborazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo