La vecchia cava è da bonificare E Sgonico perde 200 mila euro

Una mazzata da 200 mila euro. È l’imprevisto capitato al Comune di Sgonico, che dovrà impegnare tale cifra per sgomberare dai detriti una cava nei pressi di Rupinpiccolo. A originare la spesa è il Codice dell’ambiente del 2006, in base al quale «l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati» e «il sindaco dispone con ordinanza le operazioni necessarie allo sgombero dei rifiuti e il termine entro cui il titolare deve provvedere», quindi «procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati e al recupero delle somme anticipate».
Ma il recupero dei soldi, in questo caso, è improbabile. È proprio questa la situazione in cui si ritrova l’amministrazione retta dal sindaco Monica Hrovatin dopo la chiusura forzata dell’attività della Eco Carso. Quest’ultima aveva infatti acquistato la cava qualche anno fa, aggiungendo alla naturale attività estrattiva anche quella di recupero di inerti edili. La Provincia, all’epoca competente per le attività estrattive, aveva riscontrato però alcune irregolarità sospendendo l’autorizzazione all’esercizio d’impresa e dandone comunicazione all’amministrazione di Sgonico che, a sua volta, aveva emesso un’ordinanza di sgombero dei materiali ancora presenti nella cava.
Il provvedimento non aveva mai trovato riscontro, anche perché nel frattempo le difficoltà economiche della Eco Carso erano notevolmente aumentate, al punto che l’impresa aveva non solo dovuto rinunciare a ottemperare all’ordinanza ma anche a vendere all’asta la cava stessa. A comperarla, a febbraio 2016, era stata la Marmi Repen srl. Dopo più di tre anni di attesa, adesso i nodi stanno venendo al pettine e l’amministrazione ha iniziato la procedura che porterà allo sgombero dei materiali residui. «Si tratta di un impegno di spesa di circa 200 mila euro – sottolinea Hrovatin – che andrà a toccare le spese correnti. Il nostro programma prevede miglioramenti nelle scuole e nelle strade, attività culturali e artistiche, tutte iniziative che dovremo limitare. Avevamo appena accolto con soddisfazione la notizia di un rimborso a nostro favore, originato dal riconoscimento dell’extra gettito Imu. Un vero peccato».
Il Comune di Sgonico, non avendo a disposizione una struttura capace di provvedere allo sgombero della cava, dovrà esternalizzare tale servizio, allestendo una gara. D’altra parte è anche giusto che la Marmi Repen, che ha regolarmente acquistato la cava all’asta, possa cominciare a operare nell’ambito di un bene proprio. «La legge – spiega Ales Petaros, capo dell’Ufficio tecnico del Comune – prevede che l’amministrazione possa poi rivalersi nei confronti di chi non ha ottemperato allo sgombero, disattendendo così l’ordinanza del sindaco, ma è improbabile che un’impresa costretta a vendere la cava possa ora trovare le risorse per ricompensare il Comune».—
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