Lacota: «È meglio che il museo Irci resti in via Torino»

«Concordo con chi pensa che il museo dell’Irci debba rimanere in via Torino». Così si esprime il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota, nel commentare un’interrogazione presentata dal consigliere dem Giovanni Barbo sul destino del palazzo dell’Irci dopo il trasferimento del museo al Magazzino 26, già avviato dal Comune. Nei giorni scorsi il presidente dell’Irci Franco Degrassi ha delineato la missione futura dell’Irci, ovvero diventare un grande istituto di cultura, ma l’operazione nel suo complesso incontra le perplessità di Lacota: «Mi son occupato di Irci per oltre un decennio, sono stato il consigliere con più mandati continuativi, e ricordo che lo scopo principale dell’Istituto era la realizzazione del museo. Ora, leggo che l’Irci farà ricerca, ma intendono riempire tre piani di palazzo per ricercare cosa?».
Il presidente del sodalizio istriano prosegue: «I fatti del nostro Novecento sono ormai in buona parte alla luce del sole, a parte alcune cose di nicchia. Certo, l’Irci può dedicarsi ai periodi precedenti e diventare come l’Istituto di ricerca di Rovigno, ma anche in quegli ambiti quel che c’era da sapere si sa. A Venezia ci sono tutti gli archivi che possono interessare, insomma non vedo questo grande spazio di ricerca. Se fossi stato interpellato su scelte simili avrei detto di no, proprio in aderenza allo spirito istitutivo».
Conclude Lacota: «Mi spiace infine che il presidente Degrassi abbia detto che le associazioni si occupano di altre cose. L’Unione degli istriani è stata di gran lunga la prima ad avere un archivio tutelato anche dal Ministero affari esteri e dal Ministero della cultura, un archivio che non è esclusivamente legato alle questioni delle foibe e dell’esodo». —
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