L’aeroporto congela l’intesa con Venezia

TRIESTE. Sergio Dressi congela l’accordo con l’aeroporto di Venezia. Forte dei risultati di bilancio e dell’aumento di passeggeri in Fvg (+2,6% nel 2012) che «alzano il valore di Ronchi», frena sul percorso di integrazione con Save, la società che gestisce lo scalo veneto. Di mezzo ci sono anche, e soprattutto, le regole dettate da Bruxelles «che non consentono di ottenere fondi per il polo intermodale in caso di un cambio di azioni con Save». Resta aperta, invece, la collaborazione sul versante gestionale e promozionale. È la costruzione del polo ferroviario, più che l’alleanza con Venezia, l’obiettivo che si è dato il presidente.
L’Aeroporto Fvg Spa non ha però ottenuto ancora il contratto di programma con l’Enac, indispensabile per reperire le risorse indicate nel piano di gestione quarantennale. «Ciononostante – precisa la società – proseguiremo con gli investimenti, pur penalizzati dalla mancanza di adeguamento delle tariffe aeroportuali, bloccate da oltre dieci anni».
Il trend
Nel 2012 l’aeroporto Fvg ha superato quota 882mila passeggeri, ottenendo un aumento del 2,6% rispetto al 2011. Meglio che del resto d’Europa (+1,8%) e, a maggior ragione, dell’Italia, in calo del 1,3%. Nei primi tre mesi del 2013 la crescita si è attestata al +0,7% mentre nel Paese, complice la crisi, il trend è crollato al -6,4%. È anche da questi dati, come rileva il direttore generale Paolo Stradi, che lo scalo ha ricevuto il riconoscimento di ruolo “primario” nell’ambito del “Piano Nazionale degli Aeroporti” emanato dal ministero delle Infrastrutture.
La gestione
Il bilancio 2012 chiude con un fatturato di 14 milioni e 767 mila euro e con un utile netto di 100mila euro dopo le imposte e dopo aver accantonato per il Fondo Rischi un totale di 450 mila euro. Ronchi ha speso 1 milione e 680mila euro per una serie di investimenti infrastrutturali in vari settori dell’attività aeroportuale, tra i quali il miglioramento dei sistemi di sicurezza e delle modalità di accesso al terminal.
I progetti
L’opera principe è il polo intermodale, il punto di scambio aria-gomma-ferro da posizionare di fronte allo scalo di Ronchi con finanziamenti comunitari e regionali. Il progetto è entrato nella fase operativa, ha ricordato il project manager Stelio Vatta: la gara verrà pubblicata in autunno, mentre i lavori partiranno a inizio settembre 2014; la conclusione è prevista a fine 2015. Si tratta di una nuova fermata ferroviaria, un’autostazione bus per 16 linee e un parcheggio per 1.500 posti macchina, oltre alla passerella di collegamento con lo scalo. Il costo ammonta a 17,2 milioni. Tre milioni e mezzo saranno reperiti con bandi europei. Nei piani della società, per quanto riguarda l’aeroporto, si prevede la costruzione di un albergo low cost e una sala conferenze.
L’accordo con Venezia
Di fronte a queste performance «non abbiamo nessuna fretta di stringere alleanze con Venezia – afferma Sergio Dressi – ora facciamo crescere il valore dell’aeroporto di Ronchi». L’altro motivo, di natura regolamentare, investe il polo intermodale. «In funzione dell’ottenimento dei fondi – spiega il presidente – non è possibile effettuare il concambio di azioni con Save, visto che è consentito usare le risorse europee solo se si resta pubblici al 100%. Il concambio si farà in un momento successivo. Intanto – puntualizza – Riccardi sta proseguendo i suoi approfondimenti con Save, visto che restano valide le opportunità di collaborazione gestionale e promozionale». Inoltre, chiarisce Dressi, «i risultati operativi e il polo intermodale danno maggior valore alle azioni dello scalo, quindi la regione potrà incamerare un utile superiore». Le sinergie con Venezia si intrecciano ancora con il polo ferroviario. «Noi avremo l’opera pronta nel 2015 – afferma il presidente – ma la collaborazione con Save diventerà più intensa quando Venezia, nel 2020, avrà pronta la sua stazione e si potrà passare a 2 milioni e mezzo di passeggeri. Nel 2020 avremo così un collegamento su treno che porterà i passeggeri da Ronchi a Venezia in 30-35 minuti».
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