L’aiuto al reddito sfonda le 500 domande

Sono più di 300 i richiedenti che risiedono in città. Emergono nuove povertà: oltre 90 famiglie sconosciute ai Servizi sociali
Di Laura Borsani

C’era da aspettarselo. La nuova normativa regionale che ha introdotto la cosiddetta “Misura attiva di sostegno al reddito”, nel Monfalconese ha già decretato un vero e proprio boom di richieste. Oltre 500 famiglie, infatti, appartenenti all’Ambito Basso Isontino, di cui il 68% residenti in città, hanno presentato domanda allo sportello dei Servizi sociali comunali, al fine di poter ottenere i contributi. Si tratta di un beneficio fino a un tetto massimo di 550 euro mensili, erogati per 12 mesi, rinnovabili previa sospensione di due mesi. Una misura alla quale hanno accesso i nuclei familiari per i quali l’Isee non superi i 6mila euro annui.

Ma ciò che, invece, non se l’aspettava nemmeno l’amministrazione comunale è che almeno il 45% delle prime 200 richieste presentate, pari a una novantina di famiglie, riguardano casi di povertà finora sconosciuti. Situazioni di difficoltà non rilevate dal Servizi sociali.

Un dato che induce alla riflessione, considerando che ad uno stato di criticità già consolidato e atteso nel tessuto sociale, emerge ora un ulteriore elemento di emergenza rimasto di fatto “sottotraccia”.

L’interrogativo di fondo è se sostanzialmente si possa trattare di nuove situazioni frutto degli effetti della crisi, alle prese con la perdita di lavoro, gli ammortizzatori sociali e dinamiche legate a separazioni, oppure piuttosto di casi già da tempo esistenti ma non “intercettati”. E che la nuova misura di sostegno al reddito ha quindi portato allo scoperto.

Resta il fatto che nel giro di una quindicina di giorni dall’avvio della presentazione delle domande, avvenuta il 22 ottobre, sono già arrivate ai Servizi sociali oltre 500 richieste. Di queste, dunque, il 68%, ossia 340 nuclei familiari, sono residenti a Monfalcone. E a un’analisi più approfondita delle prime 200 domande pervenute, come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il 45%, 90 famiglie, rappresentano nuovi accessi.

L’assessore Morsolin ha osservato: «Non ci aspettavamo tante situazioni rimaste nell’ombra. È un dato che preoccupa. Tuttavia, il fatto di aver riscontrato situazioni di cui non eravamo a conoscenza costituisce un elemento interessante, poichè sono emerse criticità sulle quali possiamo porre la dovuta attenzione».

La Morsolin quindi ha aggiunto: «Non è peraltro così automatico il collegamento di questo dato con l’esistenza di nuove povertà emerse invece proprio grazie a una diversa modalità di sostegno al reddito».

Prevedendo comunque l’arrivo di un alto flusso di richiedenti, e che si è registrato effettivamente in questi giorni allo sportello comunale dei Servizi sociali, è stata garantita un’implementazione del personale amministrativo.

Tra le condizioni vincolanti stabilite dalle nuove misura, oltre al requisito Isee non superiore ai 6mila euro annui, rientra il “patto” che il nucleo familiare deve stipulare con l’ente locale, al fine di affrontare un percorso condiviso per valutare la specifica situazione e definire le risposte più pertinenti di sostegno, garantendo contestualmente l’appropriatezza e la trasparenza nell’utilizzo dei contributi.

L’assessore Morsolin ha spiegato: «Il riconoscimento del contributo presuppone un percorso comune tra le famiglie richiedenti e l’ente locale, attraverso l’intervento dell’assistente sociale, per pianificare le misure volte a uscire dalla situazione di difficoltà, compresa anche la ricerca di un lavoro attraverso il Centro per l’impiego. L’utilizzo dei contributi regionali, infatti, va finalizzato assumendo scelte congrue e pertinenti».

L’assessore ha poi sottolineato: «Intanto le domande vengono accolte dai nostri Servizi sociali e vengono inserite direttamente nel database della Regione. Voglio precisare che non serve fare la coda davanti allo sportello, perché le erogazioni sono legate a precise modalità e comunque gli stanziamenti devono ancora arrivare».

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