L’Alcatraz di Tito rischia di diventare bazar turistico

ZAGABRIA. Se il mondo celebra il 50° anniversario del primo uomo sulla luna. In pochi ricordano il 70° anniversario del primo uomo incarcerato a Goli Otok, l’Alcatraz di Tito, la terribile prigione politica sita sull’omonima isola dell’Alto Adriatico. Lo hanno fatto Due Ong croate, l'associazione Ante Zemljar e Documenta-Center for Dealing with the Past, che hanno tenuto un evento commemorativo.
La prigione di Goli Otok (Isola calva) è sorta nel 1948 dopo lo strappo del Cominform tra Tito, allora padre padrone della Jugoslavia, e Stalin con il Partito comunista jugoslavo cacciato dall’Informbiro. Belgrado allora temette che nel Paese prendesse corpo una rivolta pro Stalin e così preparò la prigione di Goli Otok per i prigionieri che divenne comunque la galera dei prigionieri politici del regime titino fino al 1988 quando fu definitivamente chiusa.
La prigione politica di Goli Otok ha “ospitato” 16.500 persone - tra cui una trentina di operai di Monfalcone che lavoravano ai cantieri di Fiume e che all’ingresso al lavoro si proclamarono stalinisti ignari dello strappo avvenuto con Mosca - 413 delle quali morirono lì. Furono uccisi, morirono a causa delle durissime condizioni di vita (solo roccia senza un albero e bora a 130 km l’ora) o si suicidarono. Dopo il 1956, divenne una prigione per criminali comuni e adolescenti delinquenti.
La questione rimase un argomento tabù in Jugoslavia fino agli anni '80. «Non abbiamo fatto nulla per ricordare la sofferenza degli ex detenuti e questa è la nostra vergogna, è una vergogna per questo Stato e tutti i suoi cittadini. Pertanto, ancora una volta, chiediamo che questo luogo sia protetto e contrassegnato con dignità prima della morte dell’ultimo testimone», è il grido di dolore di Darko Bavoljak, dell'associazione Ante Zemljar, che lavora per preservare la memoria dei prigionieri di Goli Otok.
Le due Ong hanno affermato che il sito dovrebbe essere permanentemente protetto e trasformato in «un'isola di ricordi, istruzione e turismo educativo adatto a questo posto». Preoccupa invece il fatto che il 31 maggio scorso è scaduto un periodo di protezione preventiva del sito e non è stata ancora adottata una decisione del ministero della Cultura della Croazia sul destino dell’isola.
Non si sa ancora, infatti, se il governo di Zagabria ha intenzione di trasformare l’isola in un museo didattico e della memoria oppure preferisca venderla ai privati pronti a costruire insediamenti turistici, insomma sarebbe come costruire un Bed and Breakfast all’ingresso ad Auschwitz. Vendita ai privati già effettuata con l’ultima scuola politica di Tito. Per Goli Otok si è fatta avanti anche un’Associazione di Fiume pronta a insediare sull’isola un centro vacanze per Lgbt.
Da sottolineare che l’isola attualmente accoglie circa 50 mila visitatori l’anno con tour che durano anche una giornata predisposti da operatori di Arbe, Veglia o Senji. Il campo di prigionia è attraversato da una strada di cemento sui cui lati ci sono i resti delle baracche dove erano chiusi i prigionieri, si trovano i resti di vecchi telefoni, di sedie e scrivanie, di macchine per scrivere e vestiti oramai in pessime condizioni. C’è una trattoria e un negozietto di souvenir (sic) con un trenino elettrico che fa il giro turistico dell’insediamento.
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