L’amianto si è preso anche Abram una vita spesa per la comunità

L’amianto si è preso un altro di noi. Ieri mattina all’ospedale di Monfalcone si è spento Roberto Abram. Aveva 74 anni. «È stato un grande», è riuscito a dire nella morsa della commozione Paolo Polli, suo amico da sempre, uno degli ultimi a salutarlo assieme alla moglie di Roberto, signora Danila, e alla figlia, signora Marzia. Già, non esiste aggettivo più efficace per ricordare Abram. Roberto è stato un grande amico, un grande generoso, un grande onesto, un grande lavoratore, un grande innovatore, un grande rompiscatole, un grande burbero, un grande cuore, un grande trascinatore, un grande progettista, un grande entusiasta, un grande comandante, financo un grande giocatore di hockey a rotelle.
Cantierino fino ai primi anni Novanta, Abram diventa in quegli anni l’artefice del decollo, dal punto di vista sportivo e culturale, del circolo ricreativo Fincantieri. Un’associazione che diventa ben presto il fulcro di svariate attività. Abram non guarda al pedigree delle persone ma agli occhi. Si fida fino a prova contraria e chi collabora con lui sente il dovere morale di non deluderlo. Non è un tipo facile. Litiga se c’è da litigare, non evita gli scontri ma è il primo a tendere la mano e a sdrammatizzare. È al circolo ricreativo che Abram coltiva un sogno che riuscirà a realizzare: la costruzione della prima piscina coperta di Monfalcone. Sindaco Adriano Persi, presidente della Provincia Giorgio Brandolin; uomini d’azione che credono in Abram e costruiscono un percorso burocratico e amministrativo per mettere in condizione Roberto di realizzare il suo sogno. Che ben presto diventa quello di migliaia di monfalconesi. La piscina coperta è un gioiello. Abram dà l’anima in questa impresa, assume giovani, cerca il meglio, coinvolge senza tregua moglie e figlia. E poi raddoppia con la piscina scoperta. Altra intuizione vincente. E ancora il centro benessere.
Ma Abram non ama i recinti. Eccolo, in ordine sparso, nella cooperativa che ripulisce il Lisert, eccolo soprattutto nell’impresa di garantire nuova vita alle Terme Romane. Da presidente della consulta comunale dello sport è l’artefice, nel 2012, del 90.o del calcio e dello sport monfalconese. «Quella di Abram è una perdita che rappresenta l'ennesima ferita alla città dovuta alle conseguenze dell'esposizione all'amianto che ha segnato e continua a segnare il nostro territorio in modo così tragico», ha dichiarato il sindaco Cisint.
Il suo ultimo progetto era di costruire un monumento ai cantierini dove la bicicletta doveva essere l’elemento caratterizzante. Non era un chierichetto Abram, smadonnava se era il caso ma la sua religiosità era l’onestà, la parola da mantenere. Nelle riunioni ciascuno, detta la propria opinione, attendeva quella di Roberto. Se gli aggradava bastava il suo mitico intercalare, “va bene, va bene” pronunciato ogni due concetti, per capire che, appunto, andava bene così.
Ma tutti gli uomini, anche i più forti e coraggiosi, hanno un nemico umano al quale è difficile resistere: la cattiveria. «Abram è rimasto vittima del lato bi della politica odierna, forgiata sul livore e sul veleno che sgorga dai social», confida un altro amico.
Una banale disputa per gli spazi in piscina che vede contrapposti Abram e una società sportiva diventa la clava con cui la destra bastona la giunta di centrosinistra. Roberto ne esce con le ossa rotte e le tasche vuote. Gli viene sottratto il suo gioiello in nome di una presunta irregolarità nell’ottenimento della gestione del suo impianto. La sua giunta non lo difende, non riesce a cucire un percorso amministrativo che gli possa consentire di proseguire nella sua attività nella totale regolarità, come Roberto ha sempre fatto. Un percorso che poteva essere mutuato da Gorizia per un’analoga situazione. Invece no, Abram deve pagare per aver osato offrire a Monfalcone un’opportunità, per essersi permesso di indicare un futuro ai tanti giovani assunti, per la sua sete di fare per il bene della comunità. Nemmeno la gogna del Tribunale gli è stata risparmiata. Abram era un comunista ed è soprattutto rimasto un comunista: se solo l’ultima giunta di centrosinistra l’avesse ascoltato di più la destra nemmeno con le cannonate si prendeva il Comune.
Molto altro ci sarebbe da vuotare dalla valigia dei ricordi di Roberto. Era meraviglioso quando, incitando gli altri a muoversi, diceva: «bim, bum, femo».
Ci sarebbe da riflettere anche sulla malattia che ha portato alla resa di Roberto. Ma abbiamo ampiamente capito l’antifona: qui da noi meno si parla di amianto e meglio è. Però per noi vivi parlano i morti. —
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