L'appello alla Trieste Family Run: "Eliminare le barriere architettoniche"
"Mi batto per una Trieste più inclusiva e senza barriere architettoniche". Per Antonio Amodio, 56 anni che soffre di tetraparesi spastica, la Bavisela è diventata l'occasione per rivolgere un appello alle istituzioni. Ha partecipato alla corsa in sedia a rotelle, accompagnato dai volontari dell'Unitalsi. La disabilità non gli ha mai impedito di praticare sport: nuoto, equitazione, basket, atletica leggera. Ma Trieste "dovrebbe fare di più per le persone disabili. Cruciale rimuovere le barriere architettoniche dagli impianti sportivi e dai mezzi di trasporto. La nostra vita è già complicatissima, non abbiamo bisogni di ulteriori ostacoli". Fondamentale, a suo avviso, per includere davvero le persone disabili nello sport sarebbe che Trieste avviasse una scuola di formazione per istruttori specializzati a lavorare con questi atleti. Servizio di Maria Elena Pattaro
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