L’appello di Claudio Magris: «Intervenga la proprietà»

È il “suo” caffè. Quello della lettura dei giornali, della scrittura dei libri. Un vero e proprio habitué: seduto al “suo” tavolino, assorto, occhialetti sul naso, è qui che Claudio Magris passa giornate intere. Una seconda casa, un pensatoio, di più, quasi una seconda “pelle” per il noto germanista triestino. Che ha preso carta e penna, per “proteggere” il futuro del San Marco. Destinatario, le Generali. Oggetto, un appello perché sia il colosso assicurativo a prendersi in qualche modo carico di questo posto, che è - soprattutto - uno spazio dell’anima.
«Sono certo che una grande impresa di dimensioni mondiali e di spirito internazionale come le Assicurazioni Generali, sostanza e simbolo di Trieste, non potrà essere così ottusamente miope da lasciar morire o, peggio, snaturare una perla di Trieste come il Caffè San Marco, noto nel mondo, espressione di una cultura autentica, vissuta; espressione anch’esso, come le Generali, di Trieste», scrive Magris.
E poi: «Ci sono certo altri bellissimi caffè, ma esercitano un’altra funzione; importante e amabile, ma diversa. È indubbio che senza il Caffè San Marco o con un Caffè San Marco non più tale l’immagine e la realtà di Trieste subirebbero un sostanziale sfregio. Le Generali sapranno certo considerare il San Marco non come uno dei tanti immobili, ma come un bene da sponsorizzare anche nel loro interesse, perché un’immagine forte di apertura culturale può essere, per un’azienda, più vantaggiosa, anche economicamente, di un affitto».
È ovvio - secondo il professore - che la gestione di un caffè in cui si possono trascorrere ore pagando una consumazione non è facile. Pertanto, suggerisce sommessamente, «le Generali dovrebbero non già affittare il locale bensì assumere un direttore capace di dirigere, con un personale numericamente modesto, il caffè. In qualche mese gli utili sarebbero modestamente attivi, in qualche altro modestamente passivi, ma i conti sarebbero comunque irrisori rispetto non tanto al bilancio della società, quanto al beneficio che le Generali ne traerebbero esercitando un ruolo creativo per la città e per chi vede nel San Marco un volto essenziale di Trieste».
Insomma, conclude Magris, va bene che «i conti della spesa devono certo sempre tornare, ma anche l’opera di un relativo mecenatismo, come insegnano tanti grandi protagonisti del più grande capitalismo del mondo, quello americano, diventano un utile per le società. Una grande compagnia, sono certo, capirà questa realtà e capirà quale è, in questo caso, il proprio compito e anche il proprio interesse». Messaggio forte e chiaro. Se sarà “ricevuto”, lo vedremo entro qualche giorno.
(d.t.)
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