L’appello di Crepaldi a istituzioni e cittadini per far fronte all’emergenza dei nuovi poveri

La liturgia per il patrono in cattedrale. Forte richiamo alla carità come antidoto ai drammi di oggi 
Silvano Trieste 2020-11-03 San Giusto in Cattedrale
Silvano Trieste 2020-11-03 San Giusto in Cattedrale

la celebrazione

Andrea Pierini

La civiltà dell’amore come punto di riferimento per affrontare le sfide, inedite, di questa pandemia e il sostegno alle nuove povertà. Monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, nella sua omelia ieri durante le celebrazioni dell’anniversario di San Giusto ha voluto lanciare un appello alla ricerca di quei sentimenti fondamentali per affrontare un periodo storico così complesso.

Un messaggio risuonato in una cattedrale decisamente meno affollata del solito: le norme Covid e gli appelli dei parroci a seguire le celebrazioni del santo patrono in tv o via radio alla fine hanno sortito l’effetto e nella chiesa intitolata al martire non c’erano più delle 140 persone consentite dalle regole del distanziamento. All’esterno una trentina di fedeli ha comunque voluto seguire la messa e Crepaldi al termine è uscito a impartire loro la benedizione.

Non erano presenti neanche tutti i preti della diocesi, oltre un centinaio, a comporre la consueta processione. Ridimensionata anche la formazione della Cappella civica, presente sono con Riccardo Cossi all’organo e il contralto Isabella Murro. Oltre alle autorità militari erano presenti tra gli altri il prefetto Valerio Valenti, il sindaco Roberto Dipiazza con l’assessore Carlo Grilli, nessun rappresentante invece della giunta regionale.

Nella sua omelia Crepaldi ha voluto richiamare al concetto di passione e amore: «La passione del soffrire assunta nella passione dell’amare - ha detto l’arcivescovo - deve restare anche oggi il punto di riferimento essenziale per affrontare le tante, dolorosissime e inedite sfide che abbiamo di fronte: la crisi del Covid-19, le misure sanitarie che stanno colpendo irrimediabilmente la nostra economia, il pericolo incombente di disordini sociali, l’indebolimento della famiglia naturale e dei costumi morali sul piano individuale e pubblico, gli attacchi e le profanazioni dei luoghi di culto, il diffondersi di un islamismo radicale e violento che è ritornato in scena alcuni giorni fa nella cattedrale di Nizza e di ieri a Vienna. È come se la civiltà dell'amore, con i suoi valori e principi cristiani e di legge naturale, che ha costituito la colonna portante della civiltà occidentale, rischi seriamente di implodere per sempre».

Crepaldi ha inoltre posto l’accento sulle nuove povertà: «Molte in questa città erano le persone – a servizio, collaboratrici familiari, badanti, la categoria dei cosiddetti operai generici – che, senza attendere la formalizzazione di un contratto di lavoro, si accontentavano di guadagnare la giornata con dei salari irrisori, privi di qualsiasi tutela, pur di portare a casa il minimo per sopravvivere. Le istituzioni si adoperino per ridurre le distanze non tollerabili tra quanti possono e coloro che non sono in grado». In questo senso la Caritas di Trieste, diretta da Don Alessandro Amodeo, durante il primo lockdown non si è mai fermata cercando anche strumenti nuovi per supportare chi è in difficoltà. È stato istituito un fondo in memoria di monsignor Eugenio Ravignani e attivato anche il Numero Verde Ascolto 800.62.96.79 in previsione della seconda ondata. —

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