L’Associazione agricoltori pronta alle barricate contro il Prosecco rosè

«Il nuovo disciplinare Doc asseconda un’altra volta gli interessi veneti  e friulani grazie al nostro territorio». Non si esclude un ricorso al Tar 

IL CASO

TRIESTE

Da subito l’opposizione alla proposta di far nascere il vino Prosecco spumante rosé. E in subordine, se le osservazioni non dovessero essere accolte dal Comitato nazionale vini, il ricorso al Tar, per il mancato rispetto degli accordi presi nel 2010 a favore dei produttori locali. Sceglie la linea dura l’Associazione agricoltori presieduta da Franc Fabec. Dopo anni di richieste indirizzate alla Regione e al ministero per le Politiche agricole - che non hanno mai sortito la realizzazione del Protocollo d’intesa firmato 10 anni or sono, che avrebbe dovuto portare all’agricoltura triestina tutto ciò che le citate amministrazioni avevano promesso, mentre hanno avuto nel contempo enormi benefici le agricolture del Friuli e del Veneto - l’associazione dice basta.

L’occasione per manifestare la propria protesta si è presentata dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, lo scorso 15 giugno, della proposta di modifica del disciplinare per i vini Prosecco Doc, con la quale si prospetta l’aggiunta del Prosecco rosé. Il termine di 30 giorni per presentare eventuali osservazioni scade oggi.

«Abbiamo approfittato subito – spiega Edi Bukavec, storico esponente dell’associazione – per far sentire la nostra voce. Dall’accordo del 2010 hanno guadagnato i colleghi veneti, che hanno aumentato la produzione di Prosecco da 180 milioni di bottiglie all’anno agli attuali 600 milioni, e i friulani, che possono utilizzare ovunque il nome del Prosecco. Dei produttori locali, che vorrebbero lavorare la terra da cui trae origine il nome, non ci si ricorda mai. Penalizzati dai vincoli della legge sui Parchi e le Riserve naturali e dal regolamento di Natura 2000, non sorretti dalle amministrazioni che avevano promesso collegamenti stradali, condotte d’acqua, terrazzamenti sul costone carsico, i nostri produttori si sentono operatori di serie B. E allora diciamo “no” al Prosecco rosé, nell’auspicio di essere ascoltati sui temi che ci stanno a cuore. Se non basterà, andremo al Tar».

«Oggi – sottolinea a sua volta Fabec – si ripete la situazione di 10 anni fa, quando fu realizzata la zona Doc Prosecco interregionale, comprendendo Trieste e quindi la frazione di Prosecco, che garantisce alla denominazione la tutela geografica. Una prestigiosa etichetta che sta per essere nuovamente utilizzata, senza il nostro parere, per far crescere ulteriormente interessi economici di terzi. Nessuno tiene conto delle ragioni della comunità portatrice principale del loro successo».—

u.sa.

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