L’attesa al gelo fuori dalla banca c’è chi perde la pazienza a Pieris

SAN CANZIAN

Dopo oltre un anno di restrizioni e attese forzate, la pazienza inizia a venire meno. Soprattutto in una giornata come quella di ieri, sferzata dalla Bora e in cui si sono visti dei fiocchi di neve pure a Pieris, con inevitabile disappunto di chi si è trovato a doversi servire della locale filiale della banca Intesa Sanpaolo, che peraltro svolge anche il servizio di Tesoreria comunale.

«Il problema è che avevo appuntamento alle 10, per prelevare del contante, perché si entra solo una alla volta e su appuntamento – spiega Sonia Dobrilla, 77 anni, correntista e residente in paese –, ma mi sono trovata comunque una persona davanti, entrata prima, e poi ad aspettare all’esterno per una ventina di minuti». La cliente spiega di aver quindi iniziato a suonare per capire i motivi dell’attesa prolungata e non ci fosse la possibilità di attendere all’interno il suo turno. «Alla fine è uscita una dipendente a spiegare che i terminali non funzionavano e quando le ho chiesto cosa avrei dovuto fare mi ha detto di tornare a casa e prendere un altro appuntamento – racconta Dobrilla –. Le ho chiesto come mai ci fossero due persone alla stessa ora e non ho ricevuto una risposta. Devo dire la verità che sono scattata e mi dispiace, ma mi domando se le cose non possano essere gestite in modo da venire incontro ai clienti, soprattutto in determinate giornate».

La direzione della filiale da parte sua spiega di essere tenuta ad applicare i protocolli aziendali, a tutela della sicurezza dei dipendenti e dei clienti. Per questo motivo l’istituto accogliere all’interno una persona, su appuntamento, in media ogni 10-15 minuti in modo da evitare che i clienti si incrocino, le postazioni vengono pulite tra un cliente e l’altro e viene effettuato un controllo anche all’esterno, richiamando le persone a evitare assembramenti. La correntista poi ieri mattina se n’è andata, «per il freddo e l’arrabbiatura». «Dovrò prendere un altro appuntamento, ma lo farò tra un po’», conclude Sonia Dobrilla. —



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