L’aula salva la Consortile “Duca d’Aosta” Aumento di capitale dopo 3 ore di dibattito

Ziberna: «Al posto del Cda ci sarà un amministratore unico. Al lavoro per un nuovo piano industriale». Da Traini l’unico no
Bumbaca Gorizia 29_11_2017 Consiglio Comunale © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 29_11_2017 Consiglio Comunale © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



La società consortile che gestisce l’aeroporto di Gorizia è salva. Per ora. L’operazione di aumento del capitale sociale è andata in porto nell’ultima seduta del Consiglio comunale, al termine di una discussione lunga e articolata, come da tradizione, che si è protratta per più di tre ore. Il “sì” è arrivato alle 24.23: 35 i voti favorevoli, 3 le astensioni (il grillino Giancarlo Maraz, Federico Portelli di “Borghi” e Alessandra Zanella di “Percorsi goriziani”), un voto contrario, quello di Emanuele Traini, capogruppo della civica “Gorizie”.

Secondo i più ottimisti (fra cui il sindaco Ziberna) questa è una ripartenza che permetterà di garantire sviluppo e un futuro certo allo scalo, secondo i pessimisti (vedi Traini) è soltanto agonia che si prolunga («Basta fiducia in bianco. Per questo ho votato contro»). Da rammentare che approvare la delibera era l’unica strada per non essere costretti a chiudere la Consortile, portare i libri contabili in tribunale, vedersi revocata la concessione da Enac e esporsi a tutt’altro che futuribili richieste di risarcimento da parte di “Pipistrel”.

Il capitale sociale dell’ente che gestisce l’aeroporto di Gorizia si era ridotto da 266.650 a 46.001 euro, al di sotto, quindi, del minimo previsto per le società per azioni dal Codice civile, ovvero 50.000 euro. Di conseguenza, era necessario che i soci stanziassero complessivamente 3.999 euro, per aumentare il capitale, pena la chiusura istantanea della società. Gorizia ha fatto la sua parte, stanziando una cifra che supera di poco i 2 mila euro: la stessa cosa faranno gli altri soci.

«Sì, abbiamo salvato la consortile – sottolinea il sindaco Ziberna –. Ora, andremo a nominare un amministratore unico che sostituità il Cda decaduto. E lavoreremo per arrivare a un nuovo piano di rilancio che diventa, a dir poco, fondamentale». Fa eco Dario Obizzi, assessore comunale alle Partecipate. «Sia chiaro: la situazione è sempre grave. Per lo meno, abbiamo dato un po’ di sollievo alla società. La partita grossa, ora, è integrare il piano di rilancio in tempi brevi in maniera da portarlo, a metà settembre, in Consiglio comunale. Ci aspetta un agosto intenso. Verrà messo in piedi un gruppo di lavoro per elencare gli aspetti da modificare, perfezionare, migliorare con la partecipazione anche dell’opposizione. Sarà composta da 10 persone, sei di maggioranza e quattro di minoranza».

Polemiche sul collegio sindacale che è stato nominato dai soci. «Il vecchio era scaduto. Sono stati nominati altri componenti che sono 3: i dottori Legisa, Burelli e Polverino. Loro, di fatto, fanno le veci del Cda, in attesa della nomina del nuovo amministratore», taglia corto Obizzi.

Altre reazioni? Il capogruppo di Forza Italia Fabio Gentile non si aspettava tre ore di discussione. «Era un passaggio tecnico che dà, ora, la possibilità alla Consortile di andare avanti. Ma è la classica aspirina che si dà a un malato di tumore: speriamo di portare a termine la cura con la medicina alternativa visto che quella tradizionale non ha portato effetti», ironizza.

Meno ironico Marco Rossi, capogruppo del Pd. «L’approdo in aula della delibera che ricapitalizza al minimo legale la società, in attesa del nuovo Piano industriale, è la dimostrazione che ben ha fatto il Consiglio, nella seduta di un mese fa, a bocciare un Piano palesemente inadeguato a garantire un futuro solido alla società. Ora però il tempo stringe e il nuovo Piano industriale deve esser elaborato in tempi rapidi e certi». Non solo. Il Pd si sarebbe aspettato «formali comunicazioni al Consiglio circa la decadenza del Cda e la nomina, avvenuta nei giorni scorsi, del nuovo Collegio sindacale della società consortile che fra l’altro, in assenza dell’organo amministrativo, deve gestire l’ordinaria amministrazione della società. E c’è da sperare che l’amministrazione comunale voglia cercare la più ampia condivisione degli altri soci anziché muoversi in solitaria in una partita così complicata. Intanto, non si deve indugiare: anche senza nuovo Cda e anche prima del nuovo Piano industriale, si devono chiarire punti rimasti insoluti davanti alle ripetute domande dei consiglieri comunali in questi mesi. Qual è la disponibilità finanziaria effettiva degli altri soci a partecipare ed investire risorse nel rilancio? È necessario o no uno strumento urbanistico come il Piano attuativo comunale per l’aeroporto? Non si può assolutamente arrivare a fine settembre avendo perso altri due mesi senza alcun chiarimento su questi punti». —



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