Laureato a Trieste trova tracce compatibili con la vita su Marte

Andrea Baucon, paleontologo di origini isontine, è autore di uno studio pubblicato su una rivista internazionale che apre nuovi orizzonti 

il personaggio

Apre nuovamente l’acceso dibattito su enigmatiche strutture marziane, spalancando le porte a una nuova frontiera nella ricerca astrobiologica, lo studio sulla vita su Marte, curato da Andrea Bucon, laureato dell’Università di Trieste e goriziano di nascita, pubblicato su di una delle più accreditate riviste scientifiche internazionali.

La ricerca rivela come la superficie del pianeta potrebbe essere stata scolpita da microbi, possibili autori di strutture a bastoncino osservate nel Cratere Gale. Questa conclusione è stata raggiunta da una squadra multidisciplinare di scienziati, guidata dallo stesso Baucon, paleontologo, attualmente afferente all’Università di Genova, con forti legami con l’Università di Trieste, dov’è stato professore di paleontologia, dove si è laureato, e continua tuttora a collaborare con il Dipartimento di Scienze Geologiche e Matematiche guidato dal professor Francesco Princivalle. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Geosciences.

«Io e il mio gruppo di ricerca abbiamo dimostrato che alcune strutture osservate su Marte potrebbero essere state prodotte dalla vita, sottolineo “potrebbero” – spiega –. Specificamente, il nostro studio si è focalizzato su alcune minuscole strutture geologiche fotografate su Marte dal rover della Nasa Curiosity, e abbiamo dimostrato che potrebbero essere state prodotte da antiche forme di vita marziana. Per raggiungere questa conclusione abbiamo quantitativamente descritto, per la prima volta, la forma di queste enigmatiche strutture marziane, compatibile con quella degli icnofossili terrestri, ossia le strutture prodotte dalla vita interagendo con il substrato. Le strutture marziane hanno non solo una forma compatibile con la vita, ma risalgono anche ad un periodo (3 miliardi di anni fa) in cui Marte era ospitale. Inoltre, si trovano in un antico lago, oggi asciutto: al posto giusto, al momento giusto».

«Nonostante questo – precisa – non possiamo ancora dichiarare di avere scoperto la prima evidenza di vita extraterrestre. Per farlo, dobbiamo escludere che si tratti di fratture o cristalli. Se dovessimo riuscire a farlo, apriremmo una nuova pagina nella storia della scienza». –

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