L’Authority sospende la concessione a Teseco

Stop, allo stato dei fatti temporaneo, per la concessione demaniale chiesta da Teseco all'Autorità portuale nell'area ex Aquila in territorio comunale muggesano. Quasi un atto dovuto, spiegano dagli uffici dell'Authority, dopo le osservazioni degli enti coinvolti in quella che ormai sembra essere una vera e propria querelle sulla trasformazione di quella zona di porto, destinata però a diventare il naturale sviluppo di uno scalo ormai privo di spazi.
La storia è nota, se non altro per i numerosi colpi di scena succedutisi in questi ultimi mesi. Nell'area dell'ex raffineria, di proprietà della Teseco spa (società toscana specializzata nelle bonifiche ambientali che opera a livello internazionale), si intende dar vita a una nuova struttura portuale e in particolare ad un terminal ro-ro (camion su nave traghetto) e ad altre banchine in grado di accogliere anche traffici di merci varie. Una vera manna dal cielo, ben vista da tutti gli operatori e anche dalle istituzioni: nuovi spazi in grado di spostare da Riva Traiana il traffico di tir turchi e di far crescere il porto senza intasare il centro città.
A metà marzo il primo colpo di scena: la Samer & c. Shipping (società che gestisce l'autostrada del mare con i traghetti della Un Ro-Ro, colosso turco al primo posto in questo genere di traffici) chiede al Tribunale di Trieste di impedire alla Teseco di disporre dei terreni e di invitare Ezit e Autorità portuale a non firmare concessioni e autorizzazioni che consentano a Teseco di svolgere attività economiche in quell'area. Secondo la società di Enrico Samer, Teseco non avrebbe rispettato i patti e non avrebbe le competenze per gestire quel genere di traffici. Quindici giorni dopo il giudice respinge il ricorso di Samer e da ragione a Teseco. Nel frattempo, però, si apre un altro fronte giudiziario. Stavolta ad indagare è la Procura della Repubblica per verificare se c'è stato il rispetto di un Accordo di programma che prevedeva per Teseco l'obbligo di bonificare le aree - tuttora inquinate – per poi cederle all'Ezit ad un prezzo convenuto.
«A chi ci accusa di aver disatteso l’accordo del 2005 diciamo che, in un contesto di continuo mutamento della normativa ambientale, abbiamo cercato di adeguare la nostra azione», ha replicato l'ingegner Gualtiero Masini, titolare della Teseco. Insomma, per la società toscana se l'Accordo non è stato rispettato le colpe non sono imputabili a Teseco. Di parere opposto la Regione e l'Ezit. La prima, in particolare, ha recentemente fatto sapere, per bocca dell'assessore Sandra Savino, di aver a sua volta promosso un’azione civile contro Teseco, sulla base delle verifiche svolte dall’Avvocatura regionale, sentite le varie Direzioni competenti. «Quelle verifiche – aveva spiegato Savino - hanno evidenziato come la Teseco sia stata inadempiente rispetto agli interessi regionali, non avendo mantenuto alcuni degli impegni previsti dall’Accordo di programma sulla riqualificazione dell’ex Aquila firmato nel 2005». Le inadempienze contestate dalla Regione riguardano sostanzialmente due partite: bonifiche e garanzie fidejussorie.
Proprio le osservazioni di Regione ed Ezit hanno indotto gli uffici dell'Authority a sospendere il procedimento con il quale si sta valutando la richiesta di concessione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








