L’Autorità di sistema dialoga con Roma per trovare una soluzione sull’escavo

L’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale è già intervenuta e sta lavorando per trovare una soluzione sul progetto dell’escavo del canale di accesso al porto di Monfalcone. All’indomani della notizia sulla conclusione dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Gorizia che contesta il reato di attività di gestione illecita di rifiuti nello scalo costituiti da fanghi di dragaggio in assenza di autorizzazione e che vede otto indagati, il segretario generale dell’Authority Mario Sommariva apre uno spiraglio su un nodo fondamentale dello scalo.
«Ci stiamo interessando - conferma - circa un mese fa abbiamo fatto una riunione in video-call con il Consiglio superiore dei lavori pubblici a Roma per perorare le cause dei vari nodi irrisolti del porto di Monfalcone. Soprattutto la variante localizzata e l’escavo del canale di accesso. C’è già un accordo con la Regione che ha fatto un progetto, la questione sta in capo a loro. Noi - scherza con una battuta - siamo servitori della Patria, quello che ci dicono di fare lo faremo».
Poco saggio farsi illusioni, siamo a Monfalcone e il clima è completamente diverso da quello di Venezia. Ma anche in quel caso i dragaggi erano bloccati da anni tra polemiche e immobilismi. E grazie a un accordo firmato dalla Port Authority guidata dal commissario straordinario (ed ex presidente) Pino Musolino, con il Provveditorato Opere pubbliche, in attesa del protocollo di trattamento dei fanghi e del via libera definitivo del ministero dell’Ambiente, partiranno i dragaggi dei fanghi in base alla normativa attuale.
«I passaggi che bisogna affrontare a mio avviso sono certamente con il Consiglio superiore opere pubbliche e poi con le commissioni locali alla luce delle norme cambiate su alcuni limiti delle quantità - aggiunge il segretario - noi intanto continuiamo a lavorare con il Consiglio superiore per dipanare la matassa e siamo a disposizione. Abbiamo aperto un’interlocuzione, poi bisognerà prendere una decisione, ma non possiamo farlo noi. Sarà necessario un confronto con la Regione che è titolare del progetto di escavo». Tutti nodi da affrontare e non sarà facile. Innanzitutto perchè la Procura della Repubblica ha aperto dei fari permanenti sul porto di Monfalcone che si accendono ogni volta che si parla di scavi e dragaggi. E c’è un procedimento in corso, con un’inchiesta appena conclusa portata avanti dal pm Valentina Bossi che vede ben otto accusati, tra dirigenti e imprese, già sul progetto propedeutico dell’escavo, la manutenzione dei fonfali con l’asporto di 82 mila metri cubi di fanghi. Un progetto concluso, questa la tesi dell’accusa, senza autorizzazione. Ed era stata la stessa Regione con un suo dirigente anni or sono a rilasciarla in prima istanza e poi revocarla (in autotutela) in quanto «priva dei requisiti essenziali relativi alle analisi richieste per legge». È così anche per il progetto dell’escavo? Non basta. Si sa anche di altri rilievi mossi dal Provveditorato opere pubbliche sul nodo sversamento fanghi in cassa di colmata dove c’è anche una discarica. E i dubbi riguarderebbero anche il livello di altezza che raggiungerebbero i fanghi una volta depositati, oltre due metri. Una situazione non accettabile secondo il Provveditorato che ha fatto le sue rimostranze ufficiali mettendo un altro ostacolo al progetto della Regione. Nodi ancora da sciogliere. —
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