Le bandiere a mezz’asta e la macchina organizzativa

Ha assunto davvero tante forme l’abbraccio che un’intera città e i suoi abitanti hanno riservato a Stefano, ai suoi cari, a tutti coloro che lo portano e lo porteranno sempre nel cuore. Chi ha potuto era presente in chiesa, prima, e al funerale, poi, ma Gorizia ha voluto manifestare il suo dolore e la vicinanza alla famiglia anche aderendo al lutto proclamato dal Comune. Un po’ ovunque le serrande si sono abbassate in concomitanza con l’inizio delle esequie, in molti casi per non alzarsi poi più fino al termine della giornata. Negozi, locali, ristoranti.

Fin dal mattino, poi, le bandiere sono rimaste a mezz’asta sui pennoni degli edifici pubblici e delle sedi istituzionali, e il silenzio ha riempito le sale di associazioni e sodalizi che hanno scelto di sospendere o rinviare le iniziative programmate per la giornata, in segno di rispetto per il dolore che ha colpito l’intera comunità. Del resto, come ha voluto ricordare durante la cerimonia don Nicola Ban, punto di riferimento dei centri estivi “Estate tutti insieme”, in tanti hanno dato il loro contributo perché l’estremo saluto al piccolo Stefano potesse essere un abbraccio collettivo. Ma gestito con un’organizzazione minuziosa e attenta. «A nome della famiglia esprimo un grazie a tutti quelli che hanno manifestato vicinanza, e a coloro che hanno reso possibile questa celebrazione», ha detto. Tra questi di certo gli scout, che hanno regolato gli accessi sia alla camera ardente che al funerale, la Protezione civile così come i tecnici e il personale comunale, per la logistica. E poi l’Azzurra, chi ha cantato e suonato, la Polizia locale impegnata a gestire il traffico durante le cerimonie. —



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